Il ritiro di don Carrega e l'eritema da correzione fraterna.

 

Dopo parecchio tempo, mi sento di poter dire il mio parere sul famoso ritiro organizzato dalla Diocesi di Torino per omosessuali. Non mi dilungherò su come il “dibattito della discordia” si sia dipanato in queste settimane. Mi interessa solo dire la mia opinione.

Penso che siano necessari e urgenti ritiri che aiutino gli omosessuali a vivere la loro fede, a trovare nuovi e duraturi equilibri nella loro vita, spinta spesso alle periferie dell'esistenza. (NOTA 1)
L’obiettivo deve restare l’integrazione della diversità. Sono infatti anche del parere che sia necessario andare oltre il “ritiro per omosessuali”, ed avere come meta cammini più ampi, dove si possa essere liberi di condividere la propria storia senza etichette, consapevoli della propria unicità. In altre parole: ritiri per “esseri umani”, dove si possa essere semplicemente e finalmente se stessi.

Troverei disonesto invece proporre cammini che al posto di aiutare gli omosessuali, fossero maldestri tentativi di giustificare le proprie compulsioni. Di sacerdoti che incitano altri a vivere l’omosessualità in modo "sperimentale" per giustificare le proprie abitudini purtroppo ne ho conosciuti. Bisogna avere anche il coraggio di "svelare": chiamare le cose con il proprio nome, ciò che è male (NOTA 2) va denunciato e ciò che è bene coltivato. 

Proviamo anche a capire perché la proposta della fedeltà poteva essere importante per delle coppie di omosessuali che desideravano fare un cammino cristiano. La fedeltà proposta al famoso ritiro di Torino io non la chiamerei né “un di più”, né un “valore assoluto”, direi che la fedeltà è “la base” di ogni rapporto d’amore vero.
Ci sono molte coppie omosessuali che vivono la loro relazione in forma “aperta”, cioè sono fidanzati o uniti civilmente, ma hanno in modo consenziente rapporti sessuali occasionali all’esterno della coppia. Oppure includono al loro interno una terza persona con cui fare sesso. Non sono casi isolati. Nell’omosessualità è una cosa molto frequente. Mi si potrà ribattere che lo stesso succede nelle coppie eterosessuali, ma di nascosto. Va bene. Tra i gay succede di nascosto è anche in modo consenziente, ripeto, è una cosa comune. Così vi fate un’idea.

Chiamare le cose con il proprio nome ci aiuta anche ad affrontarle. Perché c’è anche chi si abitua alle cattive abitudini, fino a considerarle normali, fino a diventarne uno spacciatore.
Onestà con se stessi, pazienza, carità, accoglienza. Posso avere uno sguardo di misericordia sulla mia fragilità e di conseguenza su quella degli altri. Ma ciò che è fragilità, fragilità resta.

Ripeto, conoscendo e denunciando qui, la presenza di alcuni sacerdoti omosessuali che “spacciano”, un po’ il sospetto che, dietro a questi tentativi di “pastorale per omosessuali”, ci sia dell’altro potrebbe sorgere. Però com’è stato scritto è giusto dare alla fiducia la precedenza sul sospetto, quando di Chiesa si tratta.

Per concludere aggiungerei una postilla sulla correzione fraterna, perché se n'è parlato tanto in merito al famigerato ritiro.

Noi cattolici abbiamo sempre questo eritema da “correzione fraterna”, quest’ansia di dover informare gli altri che stanno facendo peccato. Vi svelo un segreto. Se qualcuno vi racconta che scopa (NOTA 3) con cinque persone al giorno e non sempre uno alla volta vi assicuro che dirgli: “Non va bene! È peccato” è assolutamente superfluo. Lo sa già, ma non può farne a meno.

Importante per me, quando una persona si confida, è capire cosa ci sta sotto, cosa prova, cosa gli sta succedendo dentro. Non sei tu la sua salvezza e non sarai tu a riuscire a cambiarla, anche se ti piacerebbe tanto potertene vantare!

Ve lo dico perché tante volte sono stato schiacciato dal senso di colpa e solo l’esperienza del perdono e della tenerezza di Dio mi hanno rialzato. Chi cambia i cuori è la Misericordia di Dio, non le maestrine severe.

Dopo aver guardato tanto in basso è importante alzare gli occhi verso il cielo. A forza di fissare le voragini della nostra vita possono venire le vertigini. La nostra vita è preziosa, ha valore, siamo fatti per amare. Sembrano frasi banali di una canzone già sentita, di un film visto da poco. È vero però che il nostro cuore ha bisogno di parole che lo facciano respirare. Le ali della nostra vita senza il soffio di cose eterne non potranno mai prendere il volo.
Quindi invece di puntare sempre il dito verso le parti basse dei nostri fratelli, impariamo a dirigerle in alto, perché da là arriva il richiamo che può far risvegliare il nostro cuore.



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(NOTA 1) Ribadisco che le dinamiche, anche di coppia, delle persone omosessuali sono differenti da quelle che si sviluppano tra etero. Gli omosessuali che si voglia o no (tanti mi rimproverano di parlare di una comunità omosessuale e di usare impropriamente i termini) hanno una storia sociale che si è evoluta nel tempo ed ha consolidato dinamiche, simboli, archetipi, storie, ecc… È a mio parere una storia che si è evoluta a partire da una ferita di emarginazione, anche se oggi le cose in occidente, vanno molto meglio.


(NOTA 2) Sottolineo, il mio parlare di male, fragilità, peccato, non è relativo all’omosessualità. C’è chi vive il suo orientamento sessuale in modo sereno ed equilibrato. Altri, tra cui il sottoscritto e moltissimi altri hanno tradotto invece la loro omosessualità, la loro emarginazione, la loro vergogna in comportamenti e dinamiche autodistruttive.


(NOTA 3) Scusate se uso questo termine, ma rende l’idea, se vi scandalizzo potete pure tornare a leggere “Pregate Pregate Pregate”

Commenti

  1. >>>> Gli omosessuali che si voglia o no (tanti mi rimproverano di parlare di una comunità omosessuale e di usare impropriamente i termini) hanno una storia sociale che si è evoluta nel tempo ed ha consolidato dinamiche, simboli, archetipi, storie, ecc… <<<

    Provo sempre una forma di istintivo disagio quando leggo/sento certi comportamenti appioppati agli omosessuali tout court, come hai fatto tu in questo frangente…Vengo alla domanda….se applichiamo lo stesso criterio da te qui descritto agli eterosessuali, sottoscrivi che anche gli eterosessuali hanno “una storia sociale che si è evoluta nel tempo ed ha consolidato dinamiche, simboli, archetipi, storie” e che quindi attribuire agli etero maschi la frequentazione di prostitute è fornire un quadro realistico dell’eterosessualità?

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  2. Gli omosessuali sono persone e come tali, ognuno è diverso, ognuno ha la sua storia, ma ci sono anche dinamiche e caratteristiche comuni, se non esclusive e per forza universali. Certo! Anche i maschi eterosessuali hanno sviluppato caratteristiche e abitudini comuni a seconda della loro storia e della storia della società alla quale appartengono. Penso di essere stato molto attento soprattutto in questo articolo a non attribuire caratteristiche agli omosessuali in modo sommario, ho specificato più volte, che non parlo di tutti e ho cercato sinteticamente, anche attraverso le note, di dare un quadro diversificato dell'omosessualità. Prediligo la sintesi, non è il mio stile fare un trattato con sondaggi, percentuali, classificazioni, grafici della situazione omosessuale città per città, paese per paese, continente per continente, o storia per storia. Se vuole lo può fare lei!

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    1. E invece sei stato estremamente sommario e hai sdoganato un'opinione che non è più che uno stereotipo, anzi, uno dei peggiori stereotipi: quello che fa ancora oggi dubitare a tanti cattolici che gli omosessuali non siano realmente capaci di amare. E' vero che il cammino di liberazione delle persone omosessuali è storicamente iniziato nell'alveo del radicalismo americano degli anni '70. Ma è altrettanto vero che quella fu solo la partenza. Storie di omosessualità vissuta nella fedeltà, che oggi sono la norma, si possono leggere fin dalla notte dei tempi. Così come si possono conoscere storie di tradimenti consenzienti tra coppie eterosessuali di sempre. L'obiezione dell'omosessuale farfallone è ormai tanto inaccettabile quanto offensiva.

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  3. "Storie di omosessualità vissute nella fedeltà, che oggi sono la norma...". Non sono assolutamente d'accordo con questa cosa che dici. Non è vero che la fedeltà per le relazioni omosessuali odierne è la norma. Che esistano coppie fedeli può essere, non ho mai scritto il contrario.
    Tu mi hai fatto un'analisi sociologica, mi parli di radicalismo americano degli anni 70. Io ti parlo di vita gay, vissuta, tra Roma e il nord Italia negli ultimi dieci anni. Di coppie fedeli, a detta loro, ne avrò conosciute due su una cinquantina.
    Tu dai per scontato che io voglia dare un'immagine negativa della coppia gay. Non è mia intenzione, lo dico espressamente nell'articolo. Invece sono io che sospetto che con le tue parole tu voglia dare un'immagine edulcorata della realtà difficile e spesso drammatica delle relazioni omosessuali. Dire che le relazioni omosessuali siano difficili, non significa condannarle. Significa che se riconosco un problema, lo posso anche affrontare.
    Capisci il mio punto di vista?
    Non c'è da parte mia un tentativo denigratorio, al contrario: vorrei che la realtà dell'omosessualità che si è evoluta in contesti emarginanti e denigranti, sviluppando così al suo interno anche dinamiche problematiche, trovasse un suo equilibrio nella comprensione e nell'integrazione da parte della società.

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