Ecco perché ringrazio Joseph Nicolosi


Quando a vent’anni lessi per la prima volta ciò che diceva Joseph Nicolosi in merito all’omosessualità, per me fu un sollievo. Uscivo da un rapporto di dipendenza affettiva con un uomo di 33 anni che sosteneva io fossi omosessuale, quando ancora mi sentivo molto confuso. Lui si era proposto come la mia guida spirituale, ma spesso voleva abusare di me. Questa persona diede il colpo di grazia alla mia identità che negli anni era già stata messa a dura prova da un rapporto difficile col padre e dal bullismo di quartiere.

Leggere quello che Nicolosi scriveva mi ridiede la speranza non perché diceva che si poteva “guarire” dall’omosessualità, ma perché per la prima volta mi sentii capito. Nelle sue descrizioni sulla genesi dell’omosessualità rileggevo la mia storia, i miei rapporti familiari, la mia difficoltà ad instaurare amicizie con i ragazzi della mia età: parlava di me. “Quindi non sono l’unico” mi dissi, “quindi c’è un modo per cambiare!”.

Il primo motivo per cui ringrazio Joseph Nicolosi è perché mi ha dato la speranza di poter vivere meglio: non più schiavo del mio passato, ma libero, indipendente, capace di prendere in mano la mia vita per farne un capolavoro.

Nella mia piccola città, appena uscito dalle scuole superiori, non sapevo come muovermi, a chi rivolgermi, probabilmente non c’era nessuno che sapesse attuare quel tipo di terapia che suggeriva Nicolosi, la “terapia riparativa”.

Si chiama “terapia riparativa” non perché c’è una malattia da guarire, ma perché l’omosessualità è una riparazione, una risposta psichica che un soggetto dà a determinate ferite. C’è vento, mi riparo, ma se mi riparo dietro un muro di amianto non ho trovato una soluzione, ma un altro problema. Per alcuni l’omosessualità non è questo muro di amianto, per me sì, lo era: come io stavo vivendo l’omosessualità mi faceva soffrire. Vivevo nel terrore di mio padre, lo sentivo distante da me, prendevo su di me il carico delle sofferenze di mia madre (legate alle sue paure e al suo rapporto ferito con il marito), non sapevo relazionarmi ai maschi della mia età oppure costruivo delle amicizie simbiotiche che non mi facevano essere me stesso. Ero dipendente dalla pornografia e successivamente dal sesso occasionale. Come potevo essere orgoglioso di tutto questo?

Nella psicologia (oltre che nella mia fede) e in particolare nella psicologia di Joseph Nicolosi, trovai una risposta al bisogno di crescere e di essere me stesso. Solo alla fine dell’università quando ormai ero più maturo riuscii ad incominciare una terapia psicologica vera e propria. L’errore che ho fatto inizialmente era quello di voler “guarire” dall’omosessualità, un obiettivo che fondamentalmente nemmeno Nicolosi prendeva davvero in considerazione per la sua terapia nonostante si pensi il contrario, basta leggere il suo bellissimo libro “Oltre l’omosessualità”.

Con il tempo ho capito che il problema non era l’omosessualità in sé, come appunto diceva il dottore, che era solo la punta di un iceberg, la risposta che io avevo dato a determinate circostanze. Insomma, avevo un mondo da sistemare sotto l’alibi dell’omosessualità, dietro quel muro dove mi riparavo dal vento, un mondo per altro molto simile a quello di tanti altri uomini e donne, anche etero: l’omosessualità era la risposta che io avevo dato a quel vento gelido che spesso mi soffiava contro.

La psicoterapia mi ha aiutato. Non sono diventato eterosessuale e francamente oggi non mi importa più, perché ho capito che l’omosessualità è una riparazione, cioè un falso problema! È questo quello che insegna Nicolosi, non fatevi ingannare! Leggete quello che scrive! Attraverso la terapia (anche riparativa) mi sono conosciuto di più, ho imparato a volermi bene per come sono, a riconoscermi in mio padre, ad essere indipendente da mia madre, a relazionarmi con chiunque, a riconoscere e spezzare le mie dipendenze, a uscire dalla solitudine, chiedere aiuto, coltivare amicizie, cercare il meglio per la mia vita, ad andare oltre la paura.

Ringrazio Joseph Nicolosi perché mi ha fatto scoprire la psicologia, perché non mi ha dato diagnosi, ma mi ha spinto ad andare fino in fondo nella ricerca della mia identità, a compiere questo viaggio doloroso ma imprescindibile nella conoscenza di sé. Certo questo è un passaggio! Poi bisogna risalire, uscire da se stessi, donarsi agli altri, ma solo chi conosce le proprie ferite può curare quelle degli altri.

Mi domando: chi sarei oggi se non ci fosse stato Nicolosi? Forse avrei trovato, come in parte è successo, qualcuno che mi diceva, “Sei omosessuale e basta, non c’è nulla da fare, sei nato così”, quindi non sarei mai andato a cercare una risposta nel profondo, sarei rimasto con il mio fardello di punti di domanda, imbrigliato nelle mie dipendenze che probabilmente avrei chiamato "bisogno d'amore", avrei mascherato il mio senso di inferiorità chiamandolo “orgoglio gay”, sarei rimasto nascosto dietro il mio muro di amianto credendo di essere al riparo dal vento.

Il mondo LGBT sta festeggiando la morte di Nicolosi, dimostrando di non essere un mondo umano, perché non si può godere della morte di nessuno, nemmeno dei nemici.

Oggi che è morto Joseph Nicolosi, come quando morì Giovanni Paolo II, come quando muore qualcuno che rappresenta il bene, mi sento più solo, ma so che dal cielo ora Joe ci può aiutare tutti, e già ho cominciato a chiedere il suo aiuto per noi che qui sulla terra siamo alla ricerca della verità, della felicità e dell’amore.

Commenti

  1. Grazie Eliseo, meraviglioso post.
    Ho scambiato messaggi con molti amici, tutti passati attraverso percorsi alla riscoperta di sè, del proprio rapporto col mondo maschile e delle proprie dinamiche familiari. Ci siamo chiesti tutti come te dove saremmo andati a finire senza Joseph. La lettura dei suoi libri ha salvato tanti di noi e ci ha permesso di essere persone felici!

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  2. Grazie Eliseo.
    Ho diversi amici gay a cui vorrei con il cuore far vedere quello che hai visto tu.
    Ma spesso c'è un muro invalicabile nella comunicazione. Affido questa preoccupazione al Signore e anche a Joseph.
    Grazie ancora

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  3. ¡Qué noticia tan triste, Eliseo!

    Joseph Nicolosi hizo lo que pocos: Ir contra la corriente. No se puso cómodo como la gran mayoría de sus colegas, posicionándose donde esta bien visto hacerlo, donde en este momento es "políticamente correcto". Doy gracias a Dios por él y por ti, por dejar saber que estas ahí, también buscando a Dios ¡aunque no sé si con tantos pecados a cuestas como yo! Dios te ilumine siempre. Te envío un abrazo.

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