Uscire dall'omosessualità (2): la vita nuova


Nella vita nuova non è più questione di omosessuali o eterosessuali.

Nella vita nuova sei solo figlio, figlia, fratello e sorella. Nella vita nuova sei soprattutto chiamato ad essere padre e madre. Perché chi è nato di nuovo è chiamato a generare nuovi figli per Dio e a prendersene cura.

Non so se è chiara la portata rivoluzionaria di quello che ti sto dicendo. Sto dicendo che c'è qualcosa che va oltre la tua sessualità e oltre l'identità che ti stai sforzando di sviscerare con mille psicoterapeuti. Questo qualcosa non lo puoi comprare e per quanto ti sforzi non riuscirai ad ottenerlo con le tue forze.

C'è solo un modo per rinascere: lasciar fare a Dio.

La vita nuova è una libera iniziativa di Dio, che può essere invocata da te. Anzi! Forse l'unica cosa che puoi veramente fare è chiedere a Dio di donarti questa vita da risorto. Una vita che se sei battezzato, già riposa in te.

Ti metto in guardia: non è una magia, non è un interruttore. Non è che come per incanto sei nuovo e del vecchio "Tu" non c'è più traccia. C'è una morte che devi attraversare, una spoliazione. Ti devi lasciar spogliare da Dio: spogliarsi da soli può aiutare, ma a volte non sappiamo nemmeno da che parte cominciare. San Francesco l'ha fatto, si è tolto gli abiti. È rimasto nudo, ma solo dopo che Dio già l'aveva spogliato di se stesso. Dio ti spoglia come una madre spoglia il suo bimbo per lavarlo, come un medico buono che vuole curare le tue ferite, come un amante, non per usarti, ma per stare in intimità con te, indifeso, fragile e perciò finalmente vero.

Può essere doloroso, può essere un percorso lento, vivilo con fiducia. A volte togliere i cerotti dalle ferite può fare male. Siamo nati nudi e rinasceremo nudi. Siamo nati gridando e forse sarà necessario gridare ancora.

Dimora nella fiducia

Lasciati rivestire dall'abbraccio di Dio.

Entra nella vita. Lasciati rigenerare dall'amore e delle tue pulsioni sessuali non te ne farai più nulla, finalmente potrai dedicarti ad amare!

Commenti

  1. Ricollegandomi al primo post del blog, quasi a chiudere un cerchio, propongo delle brevi riflessioni su cosa significhi per me "uscire dall'omosessualità".
    Non è un giudizio sulla persona omosessuale. Non considero l'omosessualità una malattia e credo sia sbagliato classificare le persone in base alle cose che gli piacciono: gli uomini, le donne piuttosto che la Nutella, le tagliatelle, i gatti o le farfalle.

    Per una comunicazione più chiara e immediata preferisco usare l'espressione omosessuali e omosessualità.

    Le riflessioni che propongo sono frutto di un mio vissuto personale e non voglio che assumano un valore assoluto, ossia che siccome è successo a me allora tutti gli omosessuali sono così. Se la mia testimonianza potesse servire a qualcuno ne sarei felice.

    Per capire quello che scrivo è importante tenere conto di questo e di altre due cose:

    1. Penso che tutti siamo omosessuali nella misura in cui siamo ripiegati su noi stessi e non ci apriamo alla relazione con gli altri. In questo un omosessuale che fa un cammino di fede e di guarigione interiore (non dall'omosessualità, ma dalle sue ferite e dal suo buio) può essere luce per tutti.

    2. Penso che non sia necessaria una pastorale per "omosessuali", ma che chi prova questo tipo di attrazione può e deve camminare insieme a tutta la Chiesa. Ciò che la Chiesa dice sull'uomo e sulla sessualità è valido per tutti ed è sufficiente.

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