Uscire dall'omosessualità: da Narciso a Cristo



Ricollegandomi al primo post del blog, quasi a chiudere un cerchio, propongo delle brevi riflessioni su cosa significhi per me "uscire dall'omosessualità".
Non è un giudizio sulla persona omosessuale. Non considero l'omosessualità una malattia e credo sia sbagliato classificare le persone in base alle cose che gli piacciono: gli uomini, le donne piuttosto che la Nutella, le tagliatelle, i gatti o le farfalle.

Per una comunicazione più chiara e immediata preferisco usare l'espressione omosessuali e omosessualità.

Le riflessioni che propongo sono frutto di un mio vissuto personale e non voglio che assumano un valore assoluto, ossia che siccome è successo a me allora tutti gli omosessuali sono così. Se la mia testimonianza potesse servire a qualcuno ne sarei felice.

Per capire quello che scrivo è importante tenere conto di questo e di altre due cose:

1. Penso che tutti siamo omosessuali nella misura in cui siamo ripiegati su noi stessi e non ci apriamo alla relazione con gli altri. In questo un omosessuale che fa un cammino di fede e di guarigione interiore (non dall'omosessualità, ma dalle sue ferite e dal suo buio) può essere luce per tutti.

2. Penso che non sia necessaria una pastorale per "omosessuali", ma che chi prova questo tipo di attrazione può e deve camminare insieme a tutta la Chiesa. Ciò che la Chiesa dice sull'uomo e sulla sessualità è valido per tutti ed è sufficiente.



Da Narciso a Cristo

 
Nella mia storia ha avuto un ruolo cardine la ricerca dell'identità. Una ricerca infinita sul senso della vita e del mio posto nel mondo. A cercare sé stessi si rischia di perdersi in un labirinto.

Anche capire chi siamo è un dono: ci deve essere dato. Soltanto Chi ci ha voluto e creato, prima ancora che fossimo concepiti nel grembo di nostra madre può dirci la verità su chi siamo.

Si dice che l'omosessualità sia la ricerca di sé in chi è uguale a sè. Questa definizione è molto coerente con quello che ho vissuto.

Quando continuiamo a cercare noi stessi, a contemplare noi stessi, quando siamo solo protesi a tentare di salvare la nostra vita e usiamo gli altri e le circostanze per rassicurarci, siamo tutti omosessuali.

Dobbiamo passare dalla "ricerca di sè" al "dono di sè".
La ricerca di sé è un punto di partenza, ma è solo nel dono di sé che capiamo veramente chi siamo. Penso a san Francesco: solo quando ha dato la sua vita per i lebbrosi ha capito qual era il suo posto nel mondo.

Narciso muore specchiandosi in una pozzanghera, cercandosi in un riflesso. Cristo invece muore donando sé stesso sulla croce e così risorge.

Tutti, ripeto tutti, possiamo vivere questo passaggio, questa risurrezione. Aprirsi agli altri, alla relazione, ai bisogni degli altri, pur sapendo che anche noi siamo feriti e bisognosi è un passo importante per "uscire" dall'omosessualità. Un passo alla volta, una benda dopo l'altra, senza ansia, ma immersi nella tenerezza e nella misericordia di chi ha dato la sua vita per noi.

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