Sono un omosessuale che cerca Dio



Se un tempo su Google si cercava “Eliseo del Deserto”, il primo suggerimento che usciva era “fake”, ossia “falso”, identità tarocca. Eliseo del Deserto è lo pseudonimo che uso per scrivere. Sono un blogger che ha goduto di una certa popolarità nell’estate del 2013, quando scrissi una lettera a Papa Francesco. Erano i giorni della Giornata Mondiale della Gioventù a Rio e della memorabile conferenza stampa #chisonoiopergiudicare.

Mi sentii interpellato dal pontefice, perché sono omosessuale e cerco Dio da tutta la vita, lo trovo, poi fuggo e poi vengo raggiunto di nuovo, anche nei luoghi più bui dove mi sono nascosto. Papa Francesco ci ha abituati a sentir parlare di questi luoghi, li conosco bene: sono le periferie dell’esistenza. La mia è una periferia morale, di chi non si accetta, di chi cerca di dissetare la sua sete d’amore nel sesso, di chi vorrebbe seguire Dio, ma si sente reietto. Così mi sono offerto volontario. “Caro Papa Francesco, nelle periferie dell’omosessualità ci voglio andare io, per portare la luce di Dio, prega per me!”; non ho mai ricevuto risposta, ma da quel giorno da tutto il mondo, ragazzi e ragazze, uomini e donne che condividono la mia stessa situazione, mi scrivono chiedendomi un consiglio o semplicemente un po’ di amicizia.

Non mancano quelli che non mi sopportano perché secondo loro do un’immagine falsa del mondo gay. A loro darà fastidio anche che io scriva sul giornale “La Croce”, ma non posso tacere. Sono qui per rivelarvi qual è il falso mito del mondo gay, falso a partire proprio dalla parola che lo descrive “gay”, perché non c’è serenità e nemmeno gioia vera lì. C’è bisogno di ostentare colori, lustrini e allegria proprio dove c’è solo una voragine da colmare. Un mondo che è solo apparenza perché dentro non si può stare, fa troppo male.

L’omosessualità, un argomento sempre più incandescente. Un vespaio che se non fai attenzione ti scatena addosso sciami di vespe infuriate; come successe a Guido Barilla, accusato di omofobia per aver dichiarato di voler rappresentare negli spot solo modelli di famiglia tradizionale e obbligato ad un pubblico mea culpa. Scrissi una lettera anche a lui, molto criticata, dove gli chiesi scusa a nome della comunità lgbt per le offese che aveva ricevuto.

Ma è tutto sbagliato ciò per cui lottano i movimenti lgbt? No. Se l’omofobia per esempio è un falso mito, non lo è il bullismo. Fenomeno che non è rivolto esclusivamente agli omosessuali, ma io l’ho subito, so cosa significa. Siamo d’accordo sul fatto che nelle scuole non sia lecito promuovere la gender theory, ma sono convinto però che sia necessario promuovere il valore della differenza, senza che questo vada a scapito di altri soggetti, come succede per esempio in quelle scuole dove viene tolto il crocifisso per rispetto alle altre religioni.

I cattolici hanno sempre ragione? No. L’indignazione che trasudano alcuni post su Facebook e Twitter è nauseante. Un cattolico non può scandalizzarsi, perché dovrebbe sapere che lui non è migliore degli altri. Penso sempre a santa Teresina quando scriveva che se lei non aveva peccati gravi sulla coscienza era solo perché la Misericordia di Dio l’aveva preservata e quindi si considerava comunque una grande peccatrice.

Da sempre sostengo la necessità di manifestare per la difesa della libertà di parola, per i diritti della famiglia e dei bambini; ho partecipato alle riunioni della Manif pour Tous e alle veglie delle Sentinelle in Piedi, ma credo che sia arrivato il momento di passare anche oltre. Sento cuori sempre più induriti, arroccati su ideali sempre più simili a ideologie che ci portano lontano dalla speranza e dall’amore che invece dobbiamo inseguire e testimoniare. In alcuni casi non trovo più nessuna differenza tra militanza lgbt e militanza cattolica. Proprio in questi tempi in cui il Papa vuole rinnovare il volto della Chiesa, dobbiamo anche noi cambiare atteggiamento. Scusate la banalità dell’espressione, ma dobbiamo essere più simpatici! Dobbiamo soprattutto ritornare a sperare, anche in questo tempo in cui sembra che tutto stia crollando.

Vorrei concludere questa mia presentazione con le parole che Elliot fece pronunciare a Tommaso Becket nella sua sacra rappresentazione “Assassinio nella Cattedrale”. Parole che danno senso anche al mio desiderio di scrivere su un quotidiano che ha un titolo impegnativo: “La Croce”. L’arcivescovo Tommaso Becket rimproverando i sacerdoti che volevano chiudere le porte della cattedrale di Canterbury per difenderlo dai nemici che lo volevano uccidere dice: “Togliete le sbarre dalla porta (…) La Chiesa deve essere aperta, anche ai nostri nemici” “Non sono qui per trionfare con la lotta, con lo stratagemma, con la resistenza, non sono qui per combattere contro bestie che hanno l’aspetto di uomini. Io ho già combattuto la bestia e sono uscito vincitore. Ora c’è solo da vincere, con la sofferenza. È questa è la vittoria più facile. Ora è il trionfo della Croce, ora aprite la porta.


da La Croce 6 dicembre 2014

Commenti

  1. Ti leggo sempre con piacere e con grande stima e condivido il tuo pensiero. Io provo grande preoccupazione per la sempre maggiore ingerenza della teoria gender, sia per le sofferenze che causa ai bambini, vittime innocenti di una manipolazione ideologica, che non vuole rispondere al reale problema dell'omofobia, ma sono anche addolorata per le divisioni e le ulteriori sofferenze che causa alle persone omosessuali. Io credo che bisogna educare all'affettività e sessualità responsabili, in quanto troppe ferite e lacerazioni derivano dal viverle disordinatamente e senza il fine per cui ci sono state donate, e tutti noi, in un modo o nell'altro, le portiamo dentro, oltretutto come infermiera ho visto e vedo anche le conseguenze sulla salute, specie dei giovanissimi, e sulle milioni di vite mai nate. Come essere umano e come cristiana vedo anche come il gender sta ulteriormente dividendo e mettendo in cattiva luce le persone omosessuali, che ne pagano lo scotto con altro dolore, e' come se integrazione, rispetto, dialogo, accoglienza reciproca non fossero più possibili, ma come dici tu mai perdere la speranza. Siamo tutti persone, con le nostre differenze e peculiarità, con la nostra sete d'amore e le nostre ferite, siamo fratelli perché figli di un unico Padre, siamo amati come siamo e in Lui possiamo e dobbiamo amarci l'un l'altro, anche se l'amore passa per lacroce

    RispondiElimina
  2. Si hace tiempo se buscaba “Eliseo del Deserto”, la primera sugerencia que salía era “fake”, o sea “falso”, identidad tarocca. Eliseo del Deserto es el pseudónimo que uso para escribir. Soy un bloguero que gozó de cierta popularidad en verano de 2013, cuando escribí una carta al Papa Francisco. Eran los días de la Jornada Mundial de la Juventud en Río, y de la memorable rueda de prensa en la que dijo “quién soy yo para juzgar”.

    Me sentí interpelado por el pontífice, porque soy homosexual y busco a Dios desde siempre, lo encuentro, después huyo y luego me alcanza de nuevo, incluso en los lugares más oscuros en los que me escondo. El Papa Francisco nos ha acostumbrado a oír hablar de estos lugares: son las periferias de la existencia. La mía es una periferia moral, de quien no se acepta, de quien intenta saciar su sed de amor en el sexo, de quien quisiera seguir a Dios, pero se siente un paria.

    Así, me ofrecí voluntario. “Querido Papa Francisco, quiero ir yo a las periferias de la homosexualidad, para llevar la luz de Dios, ¡reza por mi!”; nunca recibí respuesta, pero desde ese día, de todo el mundo, chicos y chicas, hombres y mujeres que comparten mi misma situación, me escriben pidiéndome un consejo o sencillamente un poco de amistad.

    No faltan los que no me soportan porque según ellos doy una imagen falsa del mundo gay. Les molesta también que escriba en el diario “La Croce” (diario católico italiano, n.d.t.), pero no puedo callar. Estoy aquí para revelaros el falso mito del mundo gay, falso a partir precisamente de la palabra que lo describe, “gay” (alegre), porque no hay serenidad ni alegría en él. Se necesita ostentar colores, brillos y alegría donde sólo hay una vorágine que llenar. Un mundo que es solo apariencia porque dentro no se puede estar, hace demasiado daño.

    La homosexualidad, un argumento cada vez más incandescente. Un avispero que si no llevas cuidado te desencadena encima enjambres de avispas enfurecidas; como le sucedió a Guido Barilla, acusado de homofobia por haber declarado que quería poner en sus anuncios sólo modelos de familia tradicional, y obligado a un mea culpa público. Le escribí también una carta, muy criticada, donde le pedí perdón en nombre de la comunidad LGBT por las ofensas que había recibido.

    Pero ¿el motivo de la lucha de los LGBT está totalmente equivocado? No. Aunque la homofobia es un falso mito, no lo es el bullying. Fenómeno que no se dirige exclusivamente contra los homosexuales, pero yo lo he sufrido, sé lo que significa. Estamos de acuerdo en que en las escuelas no es lícito promover la teoría de género, pero estoy convencido de que es necesario promover el valor de la diferencia, sin que esto menoscabe a otros, como sucede por ejemplo en las escuelas en las que se quita el crucifijo por respeto a las demás religiones.

    ¿Los católicos tienen siempre razón? No. La indignación que exhiben algunos post en Facebook y Twitter da náuseas. Un católico no puede escandalizarse, porque debería saber que él no es mejor que los demás. Pienso siempre en santa Teresita, cuando escribía que si ella no tenía pecados graves en la conciencia era sólo porque la Misericordia de Dios la había preservado, y con todo se consideraba una gran pecadora.

    Sostengo desde siempre la necesidad de manifestarse por la defensa de la libertad de expresión, por los derechos de la familia y de los niños; he participado en las reuniones de la Manif pour Tous y en las veladas de los Sentinelle in Piedi, pero creo que ha llegado el momento de ir más allá.

    Noto que los corazones se endurecen cada vez más, enrocados en ideales cada vez más parecidos a ideologías, que nos llevan lejos de la esperanza y del amor que debemos en cambio seguir y testimoniar.

    RispondiElimina
  3. Gracias a Aleteia.org por la traduccion:
    http://www.aleteia.org/es/estilo-de-vida/articulo/soy-un-homosexual-en-busca-de-dios-5855474209521664

    RispondiElimina
  4. Ciao Eliseo. Che tu sia benedetto. Io chiedo a Dio di perdonarmi ma vorrei mi chiamasse ad altra vita

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' sempre difficile rispondere pubblicamente a questo tipo di sentimenti.
      Se vuoi puoi scrivermi in privato a eliseodeldeserto@gmail.com
      So cosa significa quello che provi: quando non se ne può più e ci si sente irrimediabilmente falliti, che non si può più fare nulla per migliorare la propria vita. Un brutta copia tutta sbagliata che si può solo buttare nel cestino. Anch'io a volte mi sento così...
      Ma questa è proprio una bugia!
      Anzi!
      Il Signore è venuto proprio per noi. Ha scelto quelli che si sentono "scartati", "gettati via", come le immondizie. Sceglie noi perché i nostri fallimenti ci hanno reso finalmente poveri, finalmente piccoli... Solo così può agire lui!
      Dio ha scelto quello che nel mondo è stolto, debole, ignobile, disprezzato e nulla!
      Non disperare!
      Non disperiamo!

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Ecco perché ringrazio Joseph Nicolosi

Sono destinato a non amare?

Il Papa, le guerre mondiali e il gender di Dio.