Intervista a "El Tiempo" (Colombia)

Questa intervista avvenuta tra me e la giornalista Maria Del Pilar Camargo Cruz, tramite mail, è stata usata come spunto per l'articolo che il quotidiano "El Tiempo" ha dedicato alla mia testimonianza. Mi sembra interessante condividerla con voi.


- Quanti anni hai? Cosa fai?

Ho 34 anni. Faccio tante cose. Sono un lavoratore precario. Dopo la Lettera a Papa Francesco, per la quale anche tu mi stai intervistando, sono diventato un blogger abbastanza attivo sulle questioni riguardanti fede e omosessualità.


- Perché ti sentivi così vicino a Giovanni Paolo II?

Nel 2000 durante la Giornata Mondiale della Gioventù sentii la voce di Giovanni Paolo II dal televisore, ma non lo stavo guardando, non ero nemmeno nella stanza dove stava trasmettendo, il Papa diceva: “E’ Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae”. Mi ricordo che cominciai a piangere senza motivo. Da allora mi bastava vederlo o sentirlo parlare per sentirmi amato da Dio.


- Perché il tuo cuore non è così legato a Benedetto?


Papa Benedetto XVI è un grande maestro, ma Giovanni Paolo II è insostituibile. Tra me è lui c'è un legame speciale. Ognuno di noi ha dei santi e dei fratelli nella fede che gli sono maggiormente vicini. È la comunione dei santi. Sono la nostra famiglia celeste. Non è questione di simpatia o antipatia. Dio ci mette vicino le persone più adatte alla nostra sensibilità per facilitare il nostro cammino verso il Paradiso.


- A che età hai riconosciuto la tua omosessualità?


Ho dato un nome alle mie pulsioni omosessuali verso i 16 anni, mi pare, ma non ricordo con precisione l'età. Ricordo però cosa stavo facendo. Andavo alla Messa quotidiana. È stata una presa di coscienza dolorosa, tanto che per un istante mi si è annebbiata la vista.


- Quali sono le sfide per un omosessuale credente?


Un omosessuale credente ha il compito di scoprire il progetto di predilezione che c'è sulla sua vita come nella vita di ogni figlio di Dio. Non c'è nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.


- Cosa intendi quando dici "molti lottano con la speranza di essere guariti"?


(ndr. dalla mia Lettera a Papa Francesco)

Conosco tanti ragazzi omosessuali che cercano la loro identità, la forza di volontà per non lasciarsi dominare da ansie, compulsioni, depressione; essere omosessuale non è facile. Tutti dobbiamo passare dall’accoglienza di quello che siamo. Guarire per me non significa solo diventare eterosessuale, ma ad esempio scoprire e coltivare ciò che c’è di maschile in me, imparare ad evitare atteggiamenti autodistruttivi, dominare le paure, le compulsioni, vivere relazioni vere e non narcisistiche.


- Quale messaggio daresti all'omosessuale che si sente all'inferno, come dici tu?


All'omosessuale che sta all'inferno vorrei dire di non cedere alla disperazione. Anch'io sono passato per di lì. L'unica soluzione è rituffarsi nell'amore di Dio. Nella mia vita il sacramento del Perdono è stato fondamentale per scoprire il Suo Amore. Cadi mille volte? Mille volte il Signore ti perdona. Bisogna fare un piccolo atto di umiltà, riconoscere che senza Dio non possiamo fare nulla, ma che tutto è possibile per chi crede.


- Credi che si stia avvicinando il momento di una riconciliazione tra la Chiesa e gli omosessuali che non credono?


La Chiesa non ha litigato con i gay non credenti quindi non vedo necessaria una riconciliazione.
La Chiesa è una tenera madre che ha compassione soprattutto dei figli più lontani. Certamente con Papa Francesco abbiamo una percezione maggiore di questo, ma questa è la vocazione della Chiesa dalla sua fondazione: uomini peccatori che vanno a proclamare ad altri uomini peccatori che la Misericordia di Dio è per tutti.
Grazie a Papa Francesco tanti omosessuali lontani stanno riscoprendo la fede e si stanno riavvicinando, questo non significa che presto avremo una Chiesa gay-friendly.


- Che significato ha il perdono nella tua vita?


Come dicevo prima, sperimentare che Dio Padre mi perdona tutte le volte che glielo chiedo, qualsiasi peccato io faccia, mi ha insegnato che non devo avere paura di Dio. Posso contare su di Lui. Il suo perdono non solo cancella il peccato, ma riempie della sua Grazia, che è pace, gioia, amore. La vita cambia dopo che ti sei confessato. (...)


- E' cambiata la tua vita dopo aver scritto questa lettera?


Sono solo più consapevole che, come dice san Paolo, è nella mia debolezza che si manifesta la potenza di Dio.


- Dimmi uno dei tuoi sogni.


Uno? Ne ho tanti. Vorrei realizzarmi come persona, nel lavoro. Vorrei poter portare molto frutto.


- Vorrei anche conoscere la tua opinione sulla frase del Papa: "Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare. Il Catechismo della Chiesa cattolica spiega e dice di non emarginare quelle persone e che devono essere integrati nella società ".


Papa Francesco è molto schietto. Spesso sono i giornalisti a fare dei puzzle con le cose che dice, distorcendone i contenuti. Papa Francesco dice che nessun cattolico deve giudicare il suo fratello, da come giudicheremo infatti saremo giudicati.

Integrazione è una parola chiave. Il ragazzino che sviluppa pulsioni omosessuali, molto spesso prima di consapevolizzare la sua diversità è stato emarginato dal gruppo dei suoi pari: i maschi. Essere maschi non significa essere maschiacci, non significa nemmeno avere "il pisello", come si dice spesso volgarmente. Essere maschi è una questione genetica. Il cromosoma “xy” è inscritto in ogni cellula del nostro corpo. Possiamo modificare il nostro aspetto esteriore, ma nelle nostre vene scorrerà sempre il sangue di un maschio. Questo lo dovrebbero capire gli etero, ma anche i gay. Questa sarebbe la vera rivoluzione. Ognuno con la sua originalità, ma solo maschi o femmine. Questo abbatterebbe anche i vari stereotipi di genere su cui si fonda anche la gender theory. Sì! E’ così! Sulla base di cosa un uomo decide di sentirsi femmina, piuttosto che maschio? Sulla base di stereotipi.


Infine, qual è la tua opinione su questa frase della 'Relatio' (Sinodo della Famiglia)? "Gli omosessuali hanno doni e attributi da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo più spazio nelle nostre comunità? Spesso vogliono trovare una chiesa che offre una casa accogliente. Le nostre comunità sono in grado di essere accoglienti, accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?


È triste entrare in una comunità presentandosi attraverso il proprio orientamento sessuale. Come se un eterosessuale si presentasse dicendo: “Buongiorno a tutti! Mi chiamo Filippo e mi piace fare sesso con le bionde.”
Io in effetti lo faccio, ma è una questione diversa. La mia è una testimonianza sull'omosessualità.
Per la Chiesa non è un problema l'omosessualità, lo sono le scelte che la condizione implica, ma quelle stesse scelte, come la convivenza, il sesso extraconiugale, sono un peccato anche per gli uomini e le donne eterosessuali.
Non credo di scandalizzarvi se dico che la Chiesa è piena di omosessuali. (...) Sull'argomento c'è omertà da una parte e ostentazione dall'altra. Significa che socialmente siamo lontani da una vera accettazione della problematica, ma non è certo colpa della Chiesa.
Invece inviterei la gente a farsi un giro in quelle chiese laiche che sono gli stadi di calcio, oppure pensiamo più semplicemente alla scuola, durante la ricreazione, nei momenti in cui i ragazzi non sono sotto il controllo degli educatori; aggiungerei quei luoghi o professioni ad alta frequentazione maschile dove è importante dimostrare di essere virili (...). Quelli sono i veri luoghi dove si alimenta l'odio verso gli omosessuali.

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