VII tappa: la comunità


Non si diventa santi da soli.

Spesso associamo alla santità immaginette di giovani con il collo torto, pettinature d’altri tempi e lo sguardo sulle nuvole. Invece i santi hanno i piedi per terra, sono uomini dai grandi ideali, coraggiosi; sono degli innamorati. Anche noi come loro siamo chiamati ad essere piccoli eroi del quotidiano.

Una caratteristica ricorrente nella vita di molti santi è la condivisione della fede con un gruppo di amici, una famiglia spirituale, una comunità. Penso a san Francesco, santa Chiara, san Filippo Neri, san Giovanni Bosco e al beato Pier Giorgio Frassati leader dei “Tipi loschi”.

Gesù ci ha insegnato che il comandamento dei comandamenti è quello di amare Dio e il prossimo come sé stessi. E’ come se ci dicesse che la santità è una questione di relazione. E qual è il luogo dove possiamo amare Dio e il prossimo allo stesso momento se non nella sua Chiesa?

Gesù raggiunge le periferie per trovare e recuperare quelle persone che sono state escluse dalla relazione. Fuori dalle mura della città, ci sono gli emarginati, i malati, gli impuri. Dio è venuto a reintegrare queste persone. È un errore pensare che la Chiesa sia solo per i perfetti. La Chiesa è per i rifiuti della società. I cristiani sono zoppi, ciechi e lebbrosi a cui Dio ha restituito la dignità.

Non è bene che l’uomo sia solo, dice Dio quando crea l’uomo. Siamo tutti malati di solitudine. La Chiesa è il vero luogo della guarigione da ogni malattia del corpo e dell’anima. La Chiesa è la Sposa di Cristo, corpo in cui si riversa l’amore dello Sposo.

Alla parola Chiesa, si associano tanti significati, per alcuni significa preti e suore, per altri significa Papa, Magistero, parrocchia. Noi abbiamo bisogno di una Chiesa che significhi famiglia, comunità.

La stragrande maggioranza delle persone che hanno pulsioni omosessuali simpatizza per Gesù, ma non parlargli di Chiesa, comincerà ad innervosirsi. Tanti uomini e donne omosessuali soffrono di una “ferita narcisistica” che consiste più o meno in una bassissima autostima, e che si traduce in un rifiuto totale di qualsiasi cosa possa aggravare ulteriormente la propria percezione di sé. Chi ha una tale ferita rifiuterà a priori una Chiesa in assetto di guerra. Per questo per una persona omosessuale sarà importante in primo luogo sperimentare l’amore di Dio e l'accoglienza dei fratelli.

Concretamente come si può fare esperienza di Chiesa? Non basta partecipare alla Messa. E' fondamentale intessere relazioni reali. Nella mia vita, le “famiglie spirituali” sono state determinanti. Si tratta di relazioni che si intrecciano grazie ad un’esperienza comune, amicizie profonde ed esclusive che si fondano sull’incontro con Gesù. La stessa pagina Facebook di Eliseo del Deserto è diventata luogo di condivisione che ha portato in un anno a sviluppare una rete di relazioni reali. Questa è una piccola comunità che diventa luogo di affetto, incoraggiamento e memoria. Ricordarsi da dove si viene e chi ti ha salvato è importante per non smarrirsi ancora. Ho tante famiglie che porto nel cuore. Sicuramente una in particolare è quella dei santi che sono in cielo. Una comunità da non sottovalutare. Sono quei santi che si fanno presenti nella vita quotidiana aiutandoci in modo speciale.

Affidiamoci allora a Maria, la mamma della Chiesa.

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