III tappa: La salvezza


Per capire cos’è la salvezza, bisogna sentirne il bisogno, bisogna sentire che siamo scivolati in un burrone. Se non ti sentirai naufrago, se accuserai Dio del tuo naufragio, non chiederai aiuto. La salvezza è la buona notizia, ma se sono perfetto sarà semplicemente una delle tante notizie da cui siamo bombardati quotidianamente, pure un po’ vecchia e già sentita un sacco di volte.

La buona notizia è che siamo stati già salvati. Una notizia che vale per tutti, anche per i marziani, se ce ne fossero, come dice Papa Francesco.

La salvezza di Gesù non è una gentilezza. Gesù ha dato la sua vita per noi, morendo sulla croce.

Nel campo di concentramento di Auschwitz un prigioniero era scappato, come deterrente le guardie decisero che dieci dei deportati dovevano morire, tra questi un padre di famiglia. Massimiliano Kolbe, un frate, si offrì al suo posto. Il padre di famiglia riuscì a sopravvivere all’orrore del campo di concentramento ed a ricongiungersi con la moglie ed i figli. Gesù è morto al posto mio e tuo ed il terzo giorno è risuscitato per dirci che anche noi siamo salvi, come quel padre ad Auschwitz, che possiamo vivere pienamente ed in eterno.

La salvezza non è una magia. Quante volte me l’ha ripetuto la mia guida spirituale. Io vorrei soluzioni rapide, invece ho scoperto che Dio ha la pazienza dell’agricoltore. La salvezza di Dio non è una bacchetta magica, ma una zappa che ara il campo della nostra vita. Mi rendo conto che Dio non è un amuleto che ci deresponsabilizza, ma è nella relazione con Lui che ci salva e ci trasforma, giorno dopo giorno.

Gesù non è un detersivo, non vuole solo togliere le macchie e rammendare i buchi. Vuole darci vestiti nuovi e belli. Gesù non solo mi perdona i peccati, ma mi dona la forza per non commetterne più ed essere un uomo nuovo. Vuole che abbiamo la vita in abbondanza, non che siamo dei repressi. Dover ammettere questo quando l’amarezza della sconfitta è ancora viva, quando ho sperimentato centinaia di volte la mia meschinità e fragilità: è difficile, ma lo credo fermamente.

“Il Signore è con te!”: questa frase che noi cattolici diciamo spesso durante la Messa e che recitiamo nella preghiera dell’Ave Maria, oggi è rivolta a te e a me. "Il Signore è dalla tua parte!": Dio non è nostro nemico, ma nostro alleato e lotta contro i tuoi ed i miei nemici per la nostra salvezza.

Preghiamo insieme? Se ti va usa le parole che scrivo qui sotto.

“Gesù, forse ti sento lontano in questo momento, forse non ti ho mai percepito. Oggi ci voglio provare: ti chiedo aiuto. Salvami! Non hai paura dei miei fallimenti e non hai paura di quello che ho vissuto. So che vuoi la mia felicità come me e più di me. Se il mio cuore è troppo arrabbiato, perché mi sento giudicato, disprezzato, discriminato, porta la pace. Mi lascio guardare da te, che conosci le ragioni del mio cuore e le sue battaglie. Fissandomi, mi ami.
Gesù la vita mi ha rapinato e ferito mi ha sbattuto ai margini della strada. Ti chiedo di salvarmi e tu passi in questo momento, mi raccogli e ti prendi cura di me. Fasci le mie ferite, colmi la mia solitudine, asciughi le lacrime. Resta con me Signore.”

La prossima settimana parleremo della conversione.

Commenti

  1. Molto bella Eliseo, mi hai commosso. Grazie

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