Alla Manif pour Tous di sabato 11 dicembre

Che emozione ripensare a quella sera in Piazza di Pietra. C’era un bel po’ di gente. Avrebbero letto la mia lettera indirizzata al Presidente del Consiglio.1 Dopo alcuni interventi e canzoni, arriva un ragazzo e legge il mio saluto al microfono. Alcuni accanto a me si domandano: “Ma è vera sta storia di Eliseo?”. Davanti a me Costanza Miriano, alla quale avevo scritto da poco sul mio blog. Mi sento un blocco di marmo per l’emozione, non riesco a buttare fuori il fiato. Poi il primo applauso, il secondo: il calore della gente. Finita la serata, mi allontano con passo solitario, incrocio qualche sguardo, riconosco qualcuno, amici di rete, sorrido, ma nessuno di loro sa che Eliseo sono io.

Sabato 11 gennaio, alle 15.30, ci sarà un’altra manifestazione in Piazza Santi Apostoli a Roma. Ancora la minaccia sempre più concreta di quella legge contro la discriminazione che potrebbe ritorcersi su altri. Sabato non parteciperò alla Manif, perché lavoro, ed in questo momento per me è necessario. Invito però tutti coloro che saranno presenti in piazza Santi Apostoli, coloro che aderiscono alla Manif pour Tous, gli organizzatori, i politici, i vari movimenti a favore della vita, le Sentinelle in Piedi, ad essere più propositivi.

Ho parlato spesso del bullismo che ho subito e di quello latente. Vi dico che purtroppo ancora oggi sto vivendo situazioni dolorose in questo senso: ad esempio sul lavoro o recentemente, anche nell’ultimo viaggio che ho fatto. Non sono un uomo particolarmente effemminato, probabilmente però, soprattutto quando non ci penso, emergono alcuni atteggiamenti che possono essere identificabili. E’ terribile però che io debba subire ancora prese in giro, più o meno esplicite. Vivere così è paralizzante, sia per chi vuole viversi così com’è, ma anche per chi, come me, sta cercando di plasmarsi un’identità nuova. È come se ti rimettessero ogni volta con il naso nel fango.

“Sono convinto che sia necessario ripartire dalla dignità della persona. Nelle scuole: educare alla dignità. In politica: assistere le famiglie, incrementare l’occupazione, migliorare le condizioni di vita, diffondere la cultura. Non basta parlare! La dignità va creata, coltivata e diffusa. Sì anche difesa: ma si difende solo ciò di cui ci si sente responsabili e, come dice Saint-Exupéry, si è responsabili di quello di cui ci prendiamo cura. Questo credo sia più importante di una legge che può solo arginare il problema temporaneamente.”2

Questa è la rivoluzione antropologica a cui dovremmo auspicare. Il mio timore è che tanti stiano combattendo contro questa legge non in nome di una verità superiore sull’amore, sulla persona e sulla famiglia, ma semplicemente perché i gay gli stanno sul cazzo. Citando un modo di dire comune soprattutto tra maschi.

Se vincessimo questa battaglia, se riuscissimo davvero a fermare queste leggi, quali sarebbero i passi successivi? Chi si occuperà di difendere coloro che vengono discriminati? Chi si occuperà di far funzionare quelle leggi che già sono in vigore, ma che sembrano insufficienti?
Oltre l’esito di tutte queste battaglie chi si occuperà dei più deboli? E’ vero! Ci sono molti attivisti gay che basta uno sguardo storto e saltano in aria come kamikaze. E’ vero! Sembra che questa società, in particolar modo i mezzi di comunicazione, sia parecchio gay-friendly. In realtà ci sono tantissimi ragazzi che vivono la loro condizione con dolore, in un deserto dove a volte si brucia come all’inferno e si muore di sete, e altrettanti che cercano di trovare un senso o un equilibrio, pur se l’omosessualità spesso ti fa vivere come a cavalcioni di un toro meccanico.

Non dimenticatelo! La vera sfida non è far approvare o meno una legge. La vera sfida è “riconoscerci fratelli, naufraghi sulla stessa zattera”. La vera sfida di oggi è amare l’uomo e difenderne la dignità.


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1. http://eliseodeldeserto.blogspot.it/2013/08/lettera-al-presidente-del-consiglio.html
2. http://eliseodeldeserto.blogspot.it/2013/09/omofobia-gli-effetti-della-legge.html

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