A Mario Palmaro - Due lettere (di Eliseo del Deserto e Cristoforo Libero)

A seguito delle due lettere1 pubblicate dalla Nuova Bussola Quotidiana l’8 gennaio del 2014, firmate da Mario Palmaro e Riccardo Cascioli, io, Eliseo del Deserto e Cristoforo Libero, un altro ragazzo “diversamente omosessuale”, come si definisce ironicamente lui, sentiamo la necessità di rispondere. Non siamo teologi, non siamo uomini di cultura, né politici, ma speriamo che l’esperienza ci dia la saggezza per farlo. Anche Cristoforo Libero è uno pseudonimo, che questo mio caro amico, conosciuto grazie a Facebook, ha scelto, per custodire la sua identità e allo stesso tempo poter dire quello che sente come urgente e vero. Tanti di voi mi chiedono o mi accusano di essere l’unico che difende certe posizioni all’interno della Chiesa cattolica. Come potete leggere, non è così!


LETTERA DI ELISEO DEL DESERTO


Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la sfoderò, percosse il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio destro; or quel servo si chiamava Malco. Ma Gesù disse a Pietro: «Riponi la tua spada nel fodero; non berrò io il calice che il Padre mi ha dato?» (Gv 18,10-11)

Egregio Sig. Mario Palmaro,
mi hanno chiesto di rispondere alla sua lettera pubblicata sulla Nuova Bussola Quotidiana. Solitamente non scrivo su commissione, ma mentre leggevo le sue parole durissime, chiaramente frutto di sudore e lacrime, ho sentito il desiderio di farlo.

Mi chiamo Eliseo del Deserto e di sfuggita le sarà capitato di sentire parlare di me. Forse no, perché non sono un intellettuale, né un politico, né un teologo. Sono semplicemente un uomo di trent’anni. Sono omosessuale, ma da sempre cerco di camminare nel Signore, nonostante la vita per me sia, probabilmente come per lei, una continua centrifuga.

Le sue parole, lette da un omosessuale come me, pur cattolico ed in parte d’accordo con lei, feriscono come mitragliate. Le stesse reazioni che ha avuto lei nei confronti della Chiesa, le hanno avute verso di me quei militanti gay che leggendo le mie parole si sono sentiti traditi. Mi dicevano: “Dopo anni di battaglie per i nostri diritti, arrivi tu e ci scombini tutto, dicendo che sei infelice della tua condizione e che desideri cambiare orientamento sessuale!”.

Mentre leggevo le sue parole mi veniva in mente Pietro che si indignava ogni volta che il suo maestro diceva che avrebbe sofferto molto a causa degli uomini e che sarebbe morto. “Tu non ragioni secondo Dio, ma secondo gli uomini” gli risponde Gesù. Pietro non era diverso da Giuda, ha solo capito che la chiave della vita di Cristo, forse la stessa chiave che gli è stata consegnata simbolicamente quando gli è stato dato il nome nuovo, era la Misericordia.

Cristo è morto tra due briganti, chissà forse anche a lui saranno sembrati due giovani puri. Probabilmente no! Mi permetta la battuta! Fatto sta che uno è entrato immediatamente nel consiglio pastorale del Cielo.

Questo non significa che dobbiamo lasciare dilagare la depravazione, ma questo è un problema che riguarda l’uomo in modo trasversale. Passi che l’omosessualità possa essere un disturbo di personalità, anche se non sarà così pacifico per molti che vivono le mie stesse pulsioni, ma è altrettanto vero che non sono solo gli omosessuali a farsi promotori di uno stile di vita perverso. Abbiamo dei buoni esempi anche tra le fila degli eterosessuali, mi vengono in mente per esempio dei leader politici molto famosi per certi festini che hanno organizzato; ma questi bilanci non servono a nulla. Non c’è nulla da guadagnare e non scopriremo nulla di buono andando a sfruculiare nel torbido dell’umanità.

No io non sogno una Chiesa che salga sui tetti a fare la maestrina acida. Io sogno una Chiesa che salga sui tetti per gridare al mondo che Dio è amore!

Certo il nostro futuro è in pericolo, così i nostri figli, se mai io ne avrò qualcuno. Le battaglie sono necessarie come l’amore. Anche Dio sta combattendo contro di me, per strapparmi dalla mia condizione. La sua è una battaglia a colpi di misericordia e di tenerezza. Non si potrà guarire il cuore di chi si è ammalato per mancanza d’amore con tutta questa durezza. Noi omosessuali abbiamo bisogno di amore! Soprattutto da parte di voi padri. Questo vi deve entrare nella testa e nel cuore, fino nelle viscere.

Dio è amore! Dio è amore! Dio è amore!

Con affetto!

Eliseo Del Deserto


LETTERA DI CRISTOFORO LIBERO

Caro Signor Palmaro,

la sua lettera mi ha provocato molto perché riguarda argomenti che mi toccano nella carne. Le scrivo perché il Signore mi ha chiamato a vivere questi tempi di battaglia da un punto di vista particolare, sono una persona omosessuale e sono un figlio della Chiesa Cattolica (e meno male che non sono interista, altrimenti sarebbe stata per me la certezza di una vita all'insegna della sfiga).

Ho vissuto in prima persona e sulla mia pelle le menzogne LGBT, ne porto ancora le conseguenze, ma il Signore mi ha tenuto la mano sulla testa e oggi sono libero di dire che l'ideologia gender e il mondo gay sono male e fanno male agli omosessuali stessi.

Ho intrapreso da tempo un cammino che mi aiuti a vivere in castità e mi aiuti a superare queste mie inclinazioni e sì, anche io mi arrabbio quando vedo che non si distingue più chiaramente il male e il bene, anche a me cadono le braccia quando sento cattolici dire “ma se si amano che male fanno?”. In confessione ho risposto in maniera non ortodossa ad un sacerdote che mi invitava ad accettare la mia omosessualità e ad iniziare una storia con uomo (quasi gli mettevo le mani addosso); mi si spacca il cuore quando vedo amici darsi anima e corpo per difendere la famiglia lasciati soli da vescovi e sacerdoti, vorrei anche io una comunità cristiana che parli più chiaro, che non accetti compromessi e spesso sono tentato di lamentarmi perché mi sento lasciato solo dai cattolici delle parrocchie nel mio cammino.

Eppure non condivido i suoi toni da indignato e cupi: se sono fuggito da Sodoma è perché nella Chiesa ho trovato braccia aperte e incoraggianti che mi spingono verso la verità. La prima persona a cui ho raccontato la mia omosessualità è stato un sacerdote che per me è stato come un padre, ricordo che tremavo quando gliel'ho detto, temevo che non mi parlasse più, lui mi ha abbracciato e all'inizio mi pagava lo psicoterapeuta perché non potevo permettermelo.

Nella Chiesa ho incontrato Luca Di Tolve e sua moglie che hanno scelto di spendersi per aiutare giovani e meno giovani che vogliono cambiare il loro orientamento omosessuale. 

Ho visto famiglie cattoliche che con la loro testimonianza silenziosa squarciano il buio di questi tempi.

Negli ultimi mesi, ho conosciuto molti amici che si impegnano gratuitamente nel contrastare la gender theory, e non si sono tirati indietro quando ho chiesto aiuto, li ringrazio immensamente e ringrazio il Signore di averli messi sulla mia strada.

Non voglio far sembrare tutto bello e già perfetto: le prese di posizione ambigue di alcuni pastori, l'ignoranza della maggior parte dei credenti, l'assenza di percorsi concreti che aiutino le persone omosessuali a camminare nella verità le vedo ogni giorno e mi causano mal di fegato; eppure nella mia vita ho sperimentato che lo Spirito soffia, il Signore opera e che da parte nostra c'è bisogno di un'azione sempre più grintosa e luminosa e di una preghiera sempre più fervente e fiduciosa.

Anche io mi sono fatto un po' di domande su Papa Francesco, anche se da cattolico ritengo che del Papa innanzitutto ci si fida, perché non vorrei muovere guerra allo Spirito Santo e perché un giudizio basato su pochi mesi di pontificato mi sembra un po' affrettato.

Mi ha aiutato a capire meglio le posizioni di Papa Francesco quando ad una veglia delle Sentinelle in piedi mi sono trovato faccia a faccia con attivisti gay. Io e loro probabilmente avevamo una storia comune, stesse ferite dell'infanzia, stessi problemi durante l'adolescenza eppure eravamo lì in barricate opposte.

Queste persone (ma mi ci metto anche io) hanno bisogno prima di tutto di un annuncio di misericordia, hanno bisogno dello sguardo del Risorto sulle loro ferite. Poi verrà tutto il resto, la conversione, la rinuncia ad un utilizzo mortificante e mortifero della sessualità, ma questo verrà dopo, sarà una risposta ad un amore esigente e più. Il figliolo prodigo è tornato a casa del Padre per fame non per diventare una persona migliore.

E' difficile trovare il modo concreto per “fare la carità della verità” e “dire la verità con carità”, ma ci dobbiamo provare altrimenti il nostro credo sarebbe una filosofia morale come tutte le altre e non l'incontro con una Presenza.

Caro Signor Palmaro, la ringrazio per la sua battaglia condotta fino ad ora, prego per lei e per la sua famiglia. Uniti in Cristo.

Cristoforo Libero


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1. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-fumo-di-satana-nella-chiesa-8142.htm

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