Lettera al Presidente del Consiglio

"Un saluto a tutti voi che siete radunati in Piazza di Pietra. Mi chiamo Eliseo Del Deserto. Forse alcuni di voi avranno letto le lettere che ho pubblicato di recente sul mio blog. Grazie per il vostro affetto e la vostra stima. Spinto anche dall’entusiasmo che mi avete trasmesso, ho deciso di scrivere la mia ultima lettera, con la quale spero di poter contribuire positivamente alla nostra “battaglia”. Volevo sottolineare però, per correttezza, che la mia voce non si schiera. Non ho ancora aderito a nessuna delle organizzazioni che patrocinano la manifestazione, nonostante ne condivida l’obiettivo principale, quello di combattere contro questa proposta di legge. Augurandovi buone vacanze, spero di poter essere anche questa sera la voce di tutti. Con affetto sincerissimo!
Eliseo Del Deserto"




Egregio Sig. Presidente del Consiglio,

mi scuso in partenza perché sono un neofita nel campo della politica: mi sto avventurando in un territorio sconosciuto e spero di farlo con il rispetto dovuto. La politica non è un gioco, così come mi rendo conto non lo è la lettera che sto scrivendo. Vorrei avere la preparazione necessaria per dare il giusto valore ad ogni parola, così come fate voi politici, che ne conoscete il potere.

Il 5 agosto verrà discussa in Parlamento la proposta di legge Scalfarotto-Leone contro l’omofobia. Una legge che mi tocca da vicino, perché sono omosessuale e perché da adolescente sono stato vittima di bullismo. Una legge che nonostante la mia storia e la mia identità disapprovo. Ciò non significa che approvi atti di violenza o di discriminazione contro le persone, significa invece che tale proposta mi sembra inutile come un uomo che vada dal medico per farsi incidere un ascesso, quando ha la gamba in cancrena. La gamba in cancrena nella nostra società è la dignità, di tutti.

Pensi! Il mio ragionamento si è sviluppato questa mattina; a causa di un guasto tecnico della metropolitana, viaggiavo stipato su una linea pubblica, mi sono dovuto rassegnare al disagio che noi passeggeri stavamo vivendo. Non c’è niente come il servizio di trasporto pubblico, soprattutto nelle ore di punta o negli scioperi, che renda evidente ad un comune cittadino che non c’è più rispetto per la persona umana. Può sembrare una sciocchezza, infatti forse lo è, (anche se la inviterei a verificare di persona) ma da questo pensiero me ne sono nati altri, e altri ancora.

Io non sono quasi più giovane, e non ho ancora un lavoro dignitoso, e condivido l’appartamento con persone che non ho scelto, mi posso permettere solo l’affitto di una stanza singola e di mantenere un’auto non se ne parla neanche. Il lavoro, che a settembre terminerà, mi piace, sono affezionato alle persone con cui vivo, e a Roma probabilmente un’auto è meglio non averla. Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Entrambe le risposte sono esatte, ma c’è una metà vuota che chiede di essere colmata. La vera dignità non è mai parziale.

Socialmente non mi sento discriminato come omosessuale, ma piuttosto come giovane precario! Siamo senza futuro, senza discriminanti, omosessuali ed eterosessuali.
Dal piccolo disagio mattutino, il pensiero quindi si è allargato a macchia d’olio, dalla mia situazione alla situazione economica dei giovani e degli italiani. Non è forse un’urgenza politica questa, che supera di gran lunga la questione dell’omofobia? Che sicuramente è un problema, io stesso l’ho dovuto affrontare, ma non è certamente il più urgente.

Sono tanti i casi e le categorie che hanno bisogno di assistenza e dignità nella nostra società. Penso agli anziani sempre più soli e poveri. E’ mai stato in una casa di riposo? Se c’è stato sicuramente ne sarà uscito profondamente toccato. Io personalmente mi sono augurato di morire prima di diventare vecchio.

Penso alle persone portatrici di handicap e a quei luoghi pubblici, come tante stazioni ferroviarie, dove ancora ci sono barriere architettoniche da abbattere. Sono tanti i problemi della nostra bella nazione, voi li conoscete certamente e non è lo scopo di questa lettera farne un’analisi dettagliata.

Come omosessuale e vittima di bullismo francamente preferisco si risolvano prima queste situazioni, che sento estremamente più urgenti della mia, perché io già sono tutelato dalla legge. Certo se la legge funzionasse… Ma il problema allora non sono le leggi, bensì il loro funzionamento. Una legge in più migliorerebbe davvero le cose? Dunque invochiamo una nuova legge o il funzionamento della giustizia?

Vorrei sottoporle un altro problema. Si dice che questa legge potrebbe avere come effetto, quello di impedire alle persone di esprimere un giudizio etico negativo sull’omosessualità o sulla transessualità. Ora! Mi potrebbe andar bene che, un uomo non accetti il suo corpo e si senta infelice come maschio e di conseguenza scelga di rimodellarsi ed operarsi per cambiare sesso, mi può andar bene che un omosessuale voglia essere felice con il suo compagno e lo possa essere; ma perché io che voglio riappropriarmi della mia identità naturale di maschio, legata anche al fatto che ho effettivamente un corpo e dei genitali maschili, non posso farlo, e perché non posso dire che la mia omosessualità mi rende infelice? Perché se lo faccio io potrebbe essere offensivo al punto di considerarlo reato? E perché invece una persona che nasce maschio, si fa asportare i genitali e deve prendere degli ormoni femminili per avere fattezze da donna, non è offensiva, anzi vorrebbero venisse tutelata di più? Questo proprio non lo capisco! Mi sembra davvero che il mondo sia caduto a testa in giù! Ma in nome di quale ragione o ragionevolezza è stato smarrito ogni buon senso?

E non considero qui il fatto che sono convinto non si debba penalizzare, oltre alla libertà di opinione, anche la libertà di religione, per difendere una condizione che, certamente va difesa, ma non a discapito dei diritti fondamentali dell’uomo, per una questione che potrebbe essere sicuramente risolta diversamente!

Il terzo punto che voglio toccare nella lettera riguarda il caso del ministro Kyenge. Senza strumentalizzarne la figura o le parole di altri, mi viene da domandarmi se possiamo pensare che questo Paese sia pacificato se ancora oggi vi sono uomini che ne discriminano altri per il colore della pelle? Ma non solo! Possiamo pensare che questo Paese sia pacificato se ancora oggi gli italiani del nord e gli italiani del sud sono divisi da pregiudizi, se gli abitanti dell’Emilia discriminano quelli della Romagna, e gli abitanti di Bergamo alta discriminano quelli di Bergamo bassa?

L’omofobia è la punta di un iceberg che ha un sommerso molto più pericoloso e riguarda una vera accettazione della diversità ed un reale rispetto della dignità della persona: sia essa omosessuale, trans, uomo, donna, anziano, immigrato, meridionale o semplice passeggero di un servizio di trasporto pubblico. Credo sia più urgente, oltre che necessario, recuperare prima questo senso trasversale della dignità della persona in quanto persona, per non rischiare di considerare solo gli ascessi e trascurare le cancrene.

Cosa intendo per “vera accettazione e reale rispetto”? Accettazione e tolleranza non è far finta che l’altro non sia diverso da me. Tante volte facciamo così no? Con la gente diversa, ci sforziamo di far finta di niente, che siano come noi, ma dentro lo sappiamo benissimo che non è così. Accettare non significa nemmeno assecondare i capricci dell’altro e i suoi deliri di onnipotenza, per non sembrare un retrogrado. Se il tuo corpo non è fatto per procreare con il mio, è inutile arrabbiarsi, ci ameremo in modo diverso, l’amore ha così tante sfumature! E tanti omosessuali nel mondo la pensano come me.

Accettare la diversità secondo me significa conoscere e riconoscere che abbiamo dei limiti, intesi anche come i contorni che definiscono la mia identità in modo differente dalla tua e nonostante ciò riconoscerci come persone degne di amore e rispetto. Riconoscerci fratelli, naufraghi sulla stessa zattera. Modellare forse le asperità più insidiose dei nostri tratti, ma mai omologarci. Davvero in alcuni paesi è proibito chiamare i genitori “mamma” e “papà” per non offendere le famiglie omosessuali? Questa non è integrazione! Questo è totalitarismo omologante! Genitore 1 e genitore 2? Come ci può essere vero rispetto, se per rispettare te, devo denigrare me!

La prego Egregio presidente, prenda in considerazione le mie parole. Non lasciatevi distrarre dalle false urgenze e soprattutto non vogliate distrarci se fosse questo lo scopo di alcuni. Preferiamo un paese dove tutti possono vivere in modo dignitoso piuttosto di un paese che nel nome di una presunta modernità, possegga un i-phone ma giri con le pezze al culo. Scusi il paragone audace ed il termine poco elegante!

Con tutto il mio rispetto e la mia stima, per lei e per la dignità di questo Paese che non cambierei nemmeno con l’America!

Cordialmente!

Eliseo del Deserto!


Commenti

  1. Ti sto seguendo da un po' di tempo e volevo farti i miei più sinceri complimenti!!! É meraviglioso leggere in rete riflessioni equilibrate e profonde. Continua a regalarci i tuoi pènsieri!:)

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  2. Grazie Eliseo! Non sai quanto mi sono state utili le tue parole, ti voglio bene e ti ricorderò nelle mie preghiere.
    Con affetto
    M.

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  3. Grazie per la semplicità e la schiettezza con le quali hai condiviso i tuoi pensieri e la tua vita!! Sei una perla preziosa!!

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  4. Condivido sostanzialmente anche questo post.
    Sopratutto per quello che scrivi sui disabili e le case di riposo, o la tua riflessione sui genitore 1 e 2.
    Sono stata davanti a Montecitorio il 26 luglio per la protesta pacifica organizzata dal gruppo, uomini donne bambini contro questa legge anti-omofobia per il rischio di reato d'opinione che una legge così scritta, rischia di portare (come sta succedendo in Francia)
    Trovo ingiusto ad esempio la detenzione o la pesante tassazione verso persone (o gruppi di persone) che esprimono (e solamente esprimono a parole il loro pensiero) che i sessi sono distinti e sono due, uomo e donna e che dalla loro unione nasce la vita e vogliono insegnare anche questo ai loro figli.
    Ciò non è, non può essere considerata un offesa verso le persone omosessuali o trans, o al senso del pudore. Perché tutte le persone nascono così. Sarebbe paradossale, come se non si potesse più dire del sole che è riscalda. Anche gli omosessuali sono uomini, e pure i trans, anche se vogliono cambiare sesso e per esempio essere donne, da quel corpo che hanno devono partire per modificarlo come piace a loro. E tassare qualcuno o punirlo per la propria opinione personale, mi sembra già questo discriminante... Temo che questa legge venga approvata così com'è (scritta in modo da poter essere interpretata e non troppo chiara) e porti a nuove tensioni sociali, piccole o grandi che siano. Ma se questo è nei piani del Signore, dovremmo conservare anche allora la nostra identità e trasmetterla alle nuove generazioni cercando di non disperdere nulla, ne di lasciare nulla d'intentato laddove si potessero arginare i danni che essa trascinerà dall'approvazione.
    Non sarebbe la prima volta che uno Stato sbaglia e il suo popolo ne "paga" le conseguenze. Succedeva prima, con le monarchie di mezzo mondo. Non mi aspettavo che succedesse oggi, nel 2013, in Italia. Spero che partendo da qui, poi non si arrivino a giustificare lezioni scolastiche sulle teorie di genere, nelle scuole elementari, ad esempio. O delle maestre che dovranno smetterla di chiamarli bambini e bambine a scuola, ma solo amici. Con tutta questa neutralità tra un po' bandiranno anche i nomi propri. Forse penso troppe oltre? Eppure mi sembra che questa sia una battaglia contro le parole ed il loro significato (e questo mi fa pensare che Dio disse all'uomo di dare un nome a tutte le cose, piante, animali etc del creato e lo elevò fra tutte le creature) Comunque se la Francia è l'esempio che i nostri politici vogliono seguire è una questione di logica omologante. Lucia (non quella che scrive nel blog di Costanza, un omonima;)

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  5. Ciao Eliseo,

    Bellissimi pensieri ma, ahime' per la gente li' fuori, troppo cristiani :)

    Tu cerchi e parli di quel rispetto che Cristo ci ha insegnato in quanto tutti creature di Dio e suoi potenziali figli.
    Tu miri in alto. Parli di dignita' dell'essere umano, fuori si parla di un "volemose bene" che "bene" non e'... e' solamente "far finta di volersi bene".

    Grazie per questo tuo post... e cambia il font :D
    Con affetto.

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  6. Ciao Eliseo, è la prima volta che leggo un tuo scritto... continua a scrivere perché ci fai riflettere. Io sono contrario ad ogni tipo di violenza, e sono convinto che un bambino abbia il diritto di nascere e crescere in una famiglia formata da un uomo e da una donna... è chiaro, poi, che questo bambino da adulto farà liberamente le sue scelte... Un fraterno saluto, Carlo

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  7. Caro Eliseo. Io sono un cristiano evangelico, e nella mia vita ho avuto molte cose da eterosessuale che ho creduto e tutt'ora credo essere peccato. La domanda che ti faccio: secondo te dovrei autodenunciarmi perché mi sto autodiscriminando? E se credo che l'omosessualitá é un peccato é veramente discriminazione nei tuoi confronti? Io ho amici atei che credo pecchino perché non credono, amici adulteri che credo pecchino perché vanno con altri/altre... e allora? la discriminazione in se non significa nulla dato che anche dire "chi vota Berlusconi é un ladro" o "chi vota Bersani é un parassita" é discriminazione. Ed anche queste affermazioni generiche contro "la casta" potrebbero essere inquadrate come discriminazione pregiudiziale ai danni di esponenti parlamentari: a quando una legge contro la politicofobia?

    Enrico

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  8. Ciao Eliseo,
    ti ringrazio per la tua presa di posizione, forte e chiara, contro questa falsa e ingiusta proposta di legge per punire l’omofobia e soprattutto per averci ricordato che prima di tutto viene la persona e il rispetto della sua dignità, che oggi anche in Italia è troppe volte calpestata (e non solo per gli esempi che citi: penso alle centinaia di migliaia di bambini abortiti, ai nostri fratelli embrioni congelati o sacrificati per la fecondazione assistita.. penso a quei genitori che hanno offeso la loro dignità rinunciando al figlio o desiderandolo a ogni costo.. penso alle persone considerate “scarti umani” o “non più persone” perché gravemente disabili o ammalate di demenza.. l’elenco è lungo e mi fermo col nodo alla gola..).
    Stimo la tua libertà nel prendere posizione contro l’ingiustizia, il coraggio di guardare in faccia la realtà e chiamare le cose col proprio nome, la forza di assumersi la responsabilità non solo di te stesso ma anche degli altri.. lo sguardo di profonda speranza con cui parli da cuore a cuore..
    Insomma parlo a un uomo libero, coraggioso, forte e responsabile.. pieno di speranza..
    E proprio perché ti stimo e ti considero un uomo forte, su una cosa esco dal coro dei fans e dei complimenti, e serenamente ti rimando quanto segue..
    Mi dispiace quando ti definisci dicendo: “io sono omosessuale” perché lasci passare l’idea ai tanti che ora ti leggono che l’omosessualità sia tendenza innata, normale, naturale.. e questo, lo sai, non è vero..
    Mi piacerebbe che tu dicessi: “io sono un uomo che lotta contro la sua omosessualità”.. ti assicuro che in chi ti legge suonerebbe assai diverso e aiuteresti tante persone.. te lo scrivo da donna e da amica (non tua perché non ci conosciamo) di persone che lottano contro questa tendenza (e non solo contro il comportamento omosessuale a cui hanno coraggiosamente rinunciato da anni), che vorrebbero uscirne ma si sentono vittima della propria inclinazione e si sentono dire da più parti che “sono” omosessuali e devono “accettarsi” così come sono, invece di sentirsi dire semplicemente che sono uomini feriti e che le ferite si possono guarire.. specie in chi scommette tutto sull’Amore Vero di Dio e di buoni compagni di viaggio!
    Mi potresti replicare che la persona con orientamento omosessuale lotta per divenire/sentirsi pienamente uomo.. ma il “divenire” pienamente uomini e pienamente donne è la missione data a ciascuno di noi.. solo Dio è Colui che è, noi tutti siamo coloro che devono diventare ciò che sono..
    L’amatissimo e Santo (nel mio cuore lo è stato da subito) Giovanni Paolo II amava riferirsi alla famiglia dicendole: “famiglia diventa ciò che sei!”.. diventa ciò che sei è dono e impegno per tutti!
    Da donna ti saluto riconoscendendoti prima di tutto per ciò che sei (non omosessuale!): uomo e figlio di Dio!
    Spero di conoscere il tuo vero nome.
    Con stima
    Speranza

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  9. Caro Eliseo,
    non riesco a strappare un amico dall’omosessualità.. lui è profondamente infelice, sa pure di esserlo, dice di aver incontrato Dio e di provare schifo verso la vita omosessuale che ha fatto, ma proprio non riesce a tagliare definitivamente i ponti con questa inclinazione disordinata (perché oggettivamente incapace di regalare felicità e vita eterna alle persone).. non sto parlando di un cammino da fare con pazienza, fiducia e speranza (come quello che anche tu stai facendo), ma della volontà di voltare pagina definitivamente una volta per tutte.. volontà che si concretizzi non solo in buoni propositi e sane intenzioni, ma anche in scelte concrete coraggiose (direzione spirituale, vita di preghiera e sacramenti, impegno in opere di misericordia.. e anche necessariamente un buon percorso psicoterapeutico che permetta di guardare in faccia le ferite, dar loro nome e cognome, affrontarle con l’aiuto del terapista che sta al tuo fianco per contenere il dolore e la vergogna, e anche per individuare con te risorse personali e strumenti con cui riemergere e ricominciare davvero a vivere.. senza paura né del confronto né di inciampare né di non essere all’altezza..).
    Mi pare che quando si parla di “lotta all’omosessualità” si continui troppo a sottolineare –da parte dei diretti interessati ma non solo- la lottà in sé, cioè ci si sofferma ancora troppo sulle difficoltà e le sofferenze legate all’omosessualità, anziché proiettarsi sul “perché” e “per chi” si lotta e si deve lottare contro una tendenza che fa così tanto male (in tutti i sensi)..
    “perché si lotta”: perché ogni uomo desidera essere felice, cioè vivere una vita buona,piena, riuscita in comunione con Dio e gli altri.. Dio ci ha creati per amare e essere amati, nella verità di ciò che siamo: questa è le felicità.. proiettarsi quotidianamente nella prospettiva di Dio, nella prospettiva della Vita Eterna.. “siamo fatti per Dio, e il nostro cuore non riposa in pace finchè non lo ammette”..
    “per chi si lotta”: per amore (vero) di noi stessi.. per imparare a amare Dio e gli altri veramente.. e per imparare anche ad essere amati in maniera adeguata, che convenga cioè alla dignità del nostro essere..
    Noi non siamo tendenze, inclinazioni, pulsioni, istinti e passioni.. siamo persone con la dignità dei figli di Dio (grazie all’amore infinito di Cristo).. siamo persone libere, mai coattate e vittime di dipendenze e tendenze, sempre capaci di autotrascendersi e elevarsi alle alture infinitamente belle e sublimi della Bontà di Dio.. di quel Dio Babbo che non ci perde mai di vista, che ci segue sempre teneramente col suo sguardo, che ci viene a cercare anche nelle periferie più torbide e inquietanti della nostra esistenza.. quel Dio Fratello a cui non fa specie piegarsi su di me, incarnare la mia umanità fragile, strapparmi dagli inferi in cui mi caccio quando penso di bastare a me stessa e che posso fare a meno di Lui che m’ha creata e redenta..
    Scrivo ora con le lacrime agli occhi, caro Eliseo, perché non so come aiutare questo amico, che cerca da me una comprensione accondiscendente (alla sua pseudo-paralisi omosessuale) che io non posso e soprattutto non voglio dargli.. tutte le volte che lo metto alle strette, lui sparisce.. ma stargli accanto nell’immobilismo (del non decidersi una volta per tutte, del tergiversare, dell’ autogiustificarsi sempre narcisisticamente, del stare ripiegato sempre su sé e sul suo problema..) è follia pura..
    Prego per Lui, con tutta me stessa, domandando a Dio di illuminargli cuore e mente, libertà e volontà, e di operare Lui con la dolce potenza della Sua Grazia..
    Non so se hai qualche consiglio.. ne ho parecchia fame.. te lo chiedo, come sempre, da donna a uomo..
    Speranza

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  10. A me non piace dare consigli. Ho sempre la sensazione che dietro ad un "consiglio" si nasconda sempre una forma di presunzione. Mi parli del tuo amico e della sua sofferenza, mi parli anche però del tuo desiderio di vederlo felice. Lo vedi prigioniero della sua infelicità, vorresti che facesse qualcosa, che scegliesse e questo ti fa infiammare. Dici tu stessa che a volte lo metti alle strette e così lui sparisce. E' decisamente una relazione che ti appassiona. Non ti darò un consiglio, non mi prendo questa responsabilità. Ti dico però quello che ha funzionato con me: parlare con persone che non mi hanno fatto sentire omosessuale, persone che quando io gli ho parlato delle mie difficoltà, mi hanno raccontato di come affrontano le loro, non preoccupandosi per me come se fossi affetto da una terribile malattia. Ho avuto la fortuna di incontrarne almeno quattro nella mia vita: quando gli racconto che sono infelice, non mettono in moto una soffocante catena di solidarietà umanitaria, imponendomi un programma di conversione imponente e irraggiungibile, ma semplicemente mi ascoltano, fanno memoria dei miei momenti felici, oppure mi invitano a non smettere di cercare e coltivare sogni e desideri più grandi. Ma senza scandalizzarsi se gli dico che ho scopato. A volte noi cattolici siamo bigotti da morire. Scopare, ahimè è normale! Va beh! E' peccato mortale! Va beh... è un peccato mortale, ma normale! E forse meno mortale di tanti altri... Papa Francesco diceva che i pettegoli meritano l'inferno! In particolare ultimamente ho incontrato un sacerdote che mi ha fatto scoprire che è proprio il mio peccato e la mia debolezza ad attirare l'amore di Cristo sulla mia vita, e che il Signore non si scandalizza dei miei peccati e nemmeno chiude un occhio. Ma si immerge, prende su di sé il mio peccato, scende nei miei inferi e attraverso quel peccato mi salva. Le persone invece che pur zelanti, per aiutarmi, mi hanno scaricato addosso la loro ansia, e le loro soluzioni, mi hanno solo irritato ed allontanato. Spero di essere stato chiaro e di aiuto. Un abbraccio! Eliseo

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  11. Scusa Eliseo, ma a me sembra che "scopare" non si affatto una cosa normale, e non capisco come tu possa scrivere cose così e poi parlarci della tua felicità di aver incontrato Dio. Quello che è una cosa normale, naturale e bella è fare l’amore. “Scopare” implica un uso del proprio corpo e di quello di un’altra persona, privo di una qualsiasi esperienza intima. E questo non è “normale”.

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  12. Ho pubblicato e rispondo a questo post, perché altri sono rimasti scandalizzati dal fatto che ho usato la parola "scopare". Ho scelto appositamente quella parola perché, ammetto, ho una debolezza, quella di voler "scuotere" i benpensanti, i quali ovviamente subito hanno gridato allo scandalo, dimenticandosi di cogliere il significato di quello che scrivo. Invece di perdermi in spiegazioni inutili per chi non vuol capire: prego di rileggere la mia risposta nella sua globalità. Detto questo ribadisco la mia felicità nell'aver incontrato Dio e con altrettanta forza sottolineo che sono peccatore e fragile, ed è il peccato che rende infelice l'uomo. Buona domenica!

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