giovedì 9 febbraio 2017

Trovare le parole!



In pieno clima sanremese, mi sono arrivati due messaggi da persone differenti, tutti e due sullo stesso tema.

La prima: "Ogni giorno sono più confusa da quello che leggo: che certe cose non si possano più dire è vero, che ci sia una sorta di censura è vero, ma io non sto odiando nessuno e non ho voglia di spargere odio."

L'altra: "Non “odio” le persone che abbiano tendenze omosessuali giacché io “amo” tutti: io vedo solo persone. Punto. Non sopporto questa pervasiva ideologia omosessualista che pretende di tappare la bocca a chiunque non ne sia favorevole. E' questa che io contrasto".

Si sta parlando di un dibattito, meglio: di uno scontro. Due sono gli schieramenti: gli omosessualisti e i cristiani. I ruoli sembrano già ben delineati: cattivi i primi e buoni i secondi. Ha senso parlare di buoni e cattivi? Lo sappiamo che non esistono, che nessuno è perfetto, che la colpa sta sempre da tutte e due le parti. Eppure quanto ci sentiamo buoni invece!

Penso in generale che in questa battaglia ideologica (perché solo di ideologia si tratta) tutti e due gli schieramenti si stiano comportando molto male, a partire dai loro leader. Tutti credono di avere ragione. Nessuno cerca la verità perché tutti sono già convinti di avercela. Ci stiamo perdendo un'occasione: in un disegno misterioso e provvidenziale, anche questa deriva antropologica ed il combattimento che ne è scaturito è stata "permessa" perché ci sono della "Grazie" da scoprire, delle Parole da trovare. Sarebbe bello la smettessimo di tapparci la bocca a vicenda e ci ascoltassimo di più.

Ve lo assicuro: su Facebook è impossibile e inutile!

La vera sfida è l'incontro. Non siamo un nickname, un post e nemmeno  un commento. Dobbiamo riscoprirci esseri umani.

Io sono convinto che questo dibattito abbia un'importanza fondamentale per questo secolo se lo si conducesse bene. Per esempio stiamo riscoprendo parole in crisi come: amore, matrimonio, padre, madre. Sono convinto che queste parole stanno lavorando nella vita concreta di ciascuno di noi: nei vostri matrimoni, nel rapporto con i vostri figli, nelle scelte di ogni giorno.

Dunque usiamo le parole per edificare e non per bisticciare sui social, sui giornali e nelle piazze.

giovedì 2 febbraio 2017

Seconda Lettera a Papa Francesco - Mittente: Eliseo del Deserto


Caro Papa Francesco,
ti ho scritto anni fa e da allora la mia testimonianza di omosessuale che cerca Dio è arrivata un po’ in tutto il mondo.

Oggi ti voglio riscrivere, perché ho un’urgenza nel cuore. Vorrei che la Chiesa si interrogasse seriamente sulla questione dell’omosessualità e che lo facesse con responsabilità, perché sono tanti i suoi figli che vivono con sofferenza questa dimensione della loro identità. Qual è il posto di un omosessuale nel Corpo di Cristo, la Chiesa?

Questa è la domanda che ti voglio fare con urgenza, per capire anche il mio posto!

Mi sono ritrovato negli ultimi mesi, ad interrogarmi, dato che vivo la castità, la povertà e l’obbedienza nel mondo, sul perché non potevo vivere tutto questo come religioso dato che in fondo è un desiderio che ho sempre avuto.

Davanti all’ammissione della mia omosessualità, mi è stato risposto che non posso diventare sacerdote. E' un impedimento perché documenti pastorali della Chiesa indicano chiaramente di stoppare nel cammino sacerdotale chi ha questo problema, a prescindere dal fatto che viva castamente.

Mi sono tornate nel cuore due categorie di persone che mi scrivono da tutto il mondo: tutti i ragazzi omosessuali cristiani che nella quasi totalità dei casi, hanno desiderato o desiderano consacrarsi a Dio e tutti i sacerdoti omosessuali che si sono rivolti a me per trovare ascolto.

Ci sono omosessuali che fanno terapie chiamate “riparative”, questi riescono ad innamorarsi di una donna, alcuni si sposano, ma so di certo, che nessuno di loro è mai veramente guarito e la ferita in qualche modo resta e si fa sentire in modo più o meno intenso. In ogni caso, la maggior parte di coloro che fanno questo tipo di terapie non guarisce affatto. A queste persone cosa proponiamo?

Spesso paragonano la situazione degli omosessuali a quella dei divorziati risposati: io non trovo grandi somiglianze. Io non ho scelto di diventare omosessuale.

Altre volte ci considerano come malati o handicappati, come se dovessimo accettare che ci mancano le gambe. A noi omosessuali cristiani non manca un cuore per amare, non mancano mani per toccare, possiamo generare (non parlo di figli, ma parlo ad esempio di generare nella fede o generare un’opera di bene, un progetto di carità). Siamo “menomati” ma non ci manca nulla. E' come se ci dicessero che non possiamo usare la mano, ma quella mano ce l’abbiamo, la sentiamo e funziona.

La Chiesa ci propone la castità e la continenza, come a tutti i single. Prendere o lasciare. Salvezza o dannazione. Questa è un po' la sensazione che si ha nello studiare cosa la Chiesa propone agli omosessuali. E' possibile andare un po' più a fondo? Visto che la salvezza si gioca tutta sull'amore, invece che dirmi solo quello che non posso fare, possiamo vedere insieme delle possibilità che non abbiano il sapore del ripiego, ma quello della pienezza?

Non si può vivere tutta la vita come in una Quaresima! Gesù è risorto anche per noi!

L’altra volta quando ti ho chiesto di pregare per me affinché io fossi testimone nelle periferie dell’omosessualità, sono stato esaudito, così spero anche questa volta: qual è il posto nella Chiesa di un omosessuale che vuole seguire Cristo radicalmente? Cos’è che mi impedisce davvero di diventare sacerdote?

Seconda domanda: penso a tutti quei ragazzi omosessuali, che ti assicuro sono tantissimi, che desiderano o hanno desiderato diventare sacerdoti? Mi domando, perché tutti hanno avuto questo desiderio? Non avrà un significato più profondo? Sarà solo perché siamo attratti dagli uomini e ci immaginiamo Gesù come un gran figo? Che tristezza se qualcuno lo pensasse! Non è quello che sento dentro di me!

Io sono certissimo che questa croce che devo portare può essere un lucerniere per il mondo e per la Chiesa. Io sono certissimo che nel prato di Dio, noi omosessuali che cerchiamo Dio siamo un fiore speciale.

Terza domanda: vogliamo aiutare i sacerdoti omosessuali? Perché un problema così evidente del clero è un tabù? Come avere un brufolo purulento sulla punta del naso e far finta di nulla. Come sapere di avere la gamba in cancrena e non curarla. Non è impedendo a dei ragazzi omosessuali di diventare preti che si può risolvere il problema. Papa Francesco tu che conosci bene il tuo clero, lo sai che è vero quello che dico. Lo sai quanti sacerdoti e consacrati nella Chiesa sono omosessuali. Nessuno di loro è santo? Nessuno di loro è all’altezza della vocazione a cui ha risposto? Hanno tutti imbrogliato i loro maestri? Se dei Monsignori con i loro coming out hanno fatto più danni che del bene alla Chiesa, per causa loro vogliamo ancora una volta mettere la testa sotto la sabbia?

Papa Francesco, ti confesso il mio desiderio più grande: vorrei nel Cuore della Chiesa mia madre, essere l'amore.
Prega per me.

Tuo figlio.
Eliseo del Deserto

martedì 31 gennaio 2017

Uscire dall'omosessualità: da Narciso a Cristo



Ricollegandomi al primo post del blog, quasi a chiudere un cerchio, propongo delle brevi riflessioni su cosa significhi per me "uscire dall'omosessualità".
Non è un giudizio sulla persona omosessuale. Non considero l'omosessualità una malattia e credo sia sbagliato classificare le persone in base alle cose che gli piacciono: gli uomini, le donne piuttosto che la Nutella, le tagliatelle, i gatti o le farfalle.

Per una comunicazione più chiara e immediata preferisco usare l'espressione omosessuali e omosessualità.

Le riflessioni che propongo sono frutto di un mio vissuto personale e non voglio che assumano un valore assoluto, ossia che siccome è successo a me allora tutti gli omosessuali sono così. Se la mia testimonianza potesse servire a qualcuno ne sarei felice.

Per capire quello che scrivo è importante tenere conto di questo e di altre due cose:

1. Penso che tutti siamo omosessuali nella misura in cui siamo ripiegati su noi stessi e non ci apriamo alla relazione con gli altri. In questo un omosessuale che fa un cammino di fede e di guarigione interiore (non dall'omosessualità, ma dalle sue ferite e dal suo buio) può essere luce per tutti.

2. Penso che non sia necessaria una pastorale per "omosessuali", ma che chi prova questo tipo di attrazione può e deve camminare insieme a tutta la Chiesa. Ciò che la Chiesa dice sull'uomo e sulla sessualità è valido per tutti ed è sufficiente.



Da Narciso a Cristo

 
Nella mia storia ha avuto un ruolo cardine la ricerca dell'identità. Una ricerca infinita sul senso della vita e del mio posto nel mondo. A cercare sé stessi si rischia di perdersi in un labirinto.

Anche capire chi siamo è un dono: ci deve essere dato. Soltanto Chi ci ha voluto e creato, prima ancora che fossimo concepiti nel grembo di nostra madre può dirci la verità su chi siamo.

Si dice che l'omosessualità sia la ricerca di sé in chi è uguale a sè. Questa definizione è molto coerente con quello che ho vissuto.

Quando continuiamo a cercare noi stessi, a contemplare noi stessi, quando siamo solo protesi a tentare di salvare la nostra vita e usiamo gli altri e le circostanze per rassicurarci, siamo tutti omosessuali.

Dobbiamo passare dalla "ricerca di sè" al "dono di sè".
La ricerca di sé è un punto di partenza, ma è solo nel dono di sé che capiamo veramente chi siamo. Penso a san Francesco: solo quando ha dato la sua vita per i lebbrosi ha capito qual era il suo posto nel mondo.

Narciso muore specchiandosi in una pozzanghera, cercandosi in un riflesso. Cristo invece muore donando sé stesso sulla croce e così risorge.

Tutti, ripeto tutti, possiamo vivere questo passaggio, questa risurrezione. Aprirsi agli altri, alla relazione, ai bisogni degli altri, pur sapendo che anche noi siamo feriti e bisognosi è un passo importante per "uscire" dall'omosessualità. Un passo alla volta, una benda dopo l'altra, senza ansia, ma immersi nella tenerezza e nella misericordia di chi ha dato la sua vita per noi.

domenica 29 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Il Signore rialza chi è caduto"



Beati i poveri in spirito.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.



"Il Signore rialza chi è caduto". Uno dei primi consigli spirituali che ho ricevuto è stato: "Il Signore non conta quante volte cadiamo, ma quante volte ci rialziamo". Quanta consolazione e forza mi hanno dato queste parole.

Con il tempo ho sperimentato però che il vero consiglio da dare è: "Non contare quante volte cadi, ma conta quante volte il Signore ti ha rialzato".

Solo quando ho cominciato a sperimentare che non ero in grado di camminare con le mie gambe, che facevo un passo e cadevo, a volte tentavo solo di rialzarmi e ripiombavo a terra; solo quando ho sperimentato che nonostante ciò potevo sempre contare su di Lui, sul Suo Amore, sulla sua Presenza, sul Suo Soccorso, anche grazie a sacerdoti che sono stati disponibili ad ascoltarmi sempre, nei posti più impensabili e alle ore più improbabili del giorno e della notte, talmente tante volte che non riuscirei a tenerne il conto; solo allora ho capito quanto grande è la Sua Misericordia.

La Misericordia di Dio non è un chiudere gli occhi davanti alle nostre debolezze; piuttosto è Dio che ci vede a terra, sconfitti, feriti, disperati e ci rialza. Si prende il peso della nostra vita, ci carica sulle sue spalle e si prende cura di noi, finché non ci rimette in piedi. Nulla a che vedere con la magia o con il buonismo; piuttosto la Misericordia ha a che fare con la fedeltà di Dio ad un rapporto, una relazione intima tra te e Lui, che resiste e matura nel tempo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, per l'eternità.

venerdì 27 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Ci ha salvato dalle mani dei nostri nemici"



Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

Ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo.

Salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza.

Del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.


Nella festa di San Tommaso D'Aquino la liturgia non ci propone un salmo vero e proprio, ma ci propone uno dei Cantici più belli del Nuovo Testamento, il Magnificat: il salmo di Maria.

Questo Salvatore potente ci salva dai nemici: ma di quali nemici canta Maria? Quanti nemici nella storia non sono stati sconfitti? Ma allora forse Dio non è onnipotente?

Noi crediamo in un Dio che è morto sulla croce, non in Zeus. Noi crediamo che il nostro Dio si è lasciato sconfiggere dai suoi nemici, è così che vince. Gesù morendo sulla croce grida: "Tutto è compiuto!", la cui traduzione corretta sembra sia un'espressione che oggi potrebbe suonare come "Ho fatto centro!", "Goal!".

Quali sono i nostri nemici? Quante volte, il peccato, la malattia, la sofferenza, la cattiveria e l'egoismo degli uomini hanno la meglio sulle nostre vite? Eppure San Paolo nella lettera ai Romani dichiara: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore."

Il vero nemico di Dio è ciò che ci separa da Lui, ciò che ci allontana, non è mai una persona e nemmeno una situazione. Il nemico dell'uomo è il peccato. Il pungiglione della morte è il peccato, dice San Paolo ancora nella Lettera ai Corinzi.

La vittoria di Dio è la sua Misericordia, il Suo Amore che si è consumato per noi fino all'ultima goccia di sangue. Ti lodo Signore perché nonostante le tribolazioni, il tuo amore, mi libera dal mio vero nemico che è la mia superbia e la mia incredulità.

martedì 24 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Perchè forte è il suo amore per noi"



 
Salmo 116

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.



Il tuo amore è forte! Alla parola forte associo tante immagini, per esempio quella di un padre forte, o quella di un abbraccio forte. Ripenso a tutte le volte che vorrei avere accanto una persona che si prenda il peso della mia vita, senza avere paura di schiacciarla.

L'amore di Dio è tutto questo e anche di più. Il suo amore per me e per te è forte.

Il suo amore è fedele. Alla fine di una giornata di duro lavoro, soprattutto se è un'occupazione frustrante, oppure se abbiamo una sofferenza, una preoccupazione, com'è difficile credere nella fedeltà del Signore. Non abbiamo solo due possibilità: credere o non credere, possiamo fare anche come i farisei, che stanno a guardare, stanno alla finestra della vita e dicono: "Ora vediamo se sei davvero così fedele! Vediamo se il tuo amore è così forte!" e alla prima prova che attraversiamo lo mettiamo a morte. Quante volte mi succede di fare così!

Signore donami di credere al tuo amore forte! Donami di vedere le tue tenere incursioni durante la mia giornata, anche quando è un calvario. Donami di gettarmi con fiducia nel tuo abbraccio forte, sicuro che reggerai il peso della mia vita, tu sei, come dice un bel canto del Rinnovamento nello Spirito, Roccia di Fedeltà.

lunedì 23 gennaio 2017

Il Salmo del giorno - "Ho sperato, ho sperato nel Signore"



Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea.


Non so se la mia idea sia originale, ma ho sempre amato il libro dei Salmi. Ho sempre amato cantare e lodare Dio. E' il nostro destino no? Un giorno saremo tutti là, davanti a Lui e Lo loderemo, eternamente.

Abbiamo tanti teologi bravissimi che ogni giorno ci spezzano il Vangelo con sapienza.

Io non credo che riuscirò ogni giorno, non è nella mia indole e poi non sono un teologo e neanche un catechista, però sono un uomo che prega, che cerca di non staccare la spina  da Dio, anche se delle volte è difficile, anche se talvolta lo faccio.

Provo a commentare per voi il Salmo del giorno, più che commentare provo a lasciarmi ispirare e a pregare con voi. Forse lo farò solo oggi. Va bene lo stesso no?

Ho sperato! Ho sperato, anche quando gridavo, perché stavo male, perché ero arrabbiato. Magari ho gridato proprio contro Dio, come Giobbe. Perché quando le cose vanno male il primo colpevole che troviamo, che trovo, è Lui. L'agnello senza macchia.

Dio si è chinato su di me, non mi ha chiesto di espiare le mie colpe, di scontare la giustizia, di sopportare qualcosa che non avrei potuto. Non mi ha messo il muso. Non mi ha detto: "Hei senti! Visto che te la sei presa con me sai che ti dico? Arrangiati!"

Ha pagato la mia cauzione, non lo meritavo, ma l'ha fatto lo stesso.

Ecco perché desidero annunciare la Sua Giustizia nella grande assemblea, nella Chiesa. La Sua Giustizia è quella del Dio di Giona, che ha pietà di Ninive, anche se era una città immersa nel peccato! Anche se aveva minacciato di distruggerla come fosse Sodoma, il Dio di Giona si ravvede e usa Misericordia. Questa è la Tua Giustizia Dio!

Non nascondo la Tua Giustizia nel mio cuore. Non dico che è giusto ciò che è peccato, ciò che non mi può rendere felice, perché il peccato è soltanto questo, scegliere qualcosa che mi ha già dato il sapore dell'infelicità. Il peccato non è un'invenzione di Dio per darci noia. Dio che ci ha creati, sa come siamo fatti, semplicemente ci dice cosa non ci può soddisfare.

Non ho celato il Tuo Amore alla grande assemblea. Lo voglio dire a tutti, ma in particolare a chi è omosessuale e si sente un cristiano di serie b: mi sento amato da Dio in modo appassionato e profondo e anche tu lo sei! In questo periodo della mia vita sono stato spogliato da tutti i miei sogni e da tutte le mie ricchezze, ma sai cosa ti dico?

Anche se a volte grido, batto i pugni, mi arrabbio: mi sento amato con passione da Dio! Più di prima!

Che tu possa sentirti amato altrettanto da Lui, sempre!